25
Giu
2009

…guarda dove ti trovo il poeta…

A Roma, in un cesso e a Torino, su un’insegna… ho trovato tracce dei miei amici poeti Guido Catalano e Arsenio Bravuomo…

 

La Signora dei calzini

28
Mag
2009

Come allo stadio… (ogni tanto è bello fare polemica)

Sarà che qui a Roma c’è l’iradiddio di gente che se ne va in giro a strombazzare per questa partita che non so neppure come è finita

Sarà che sto selvaggiamente vagando per blog da circa due ore e il sacro furore dei blogger mi ha contagiata

Sarà…

 

In ogni caso m’è venuta ora la voglia di scrivere una cosa che ho lì da mesi

poi non ho avuto tempo

e mi dispiace che torno su questo blog e scrivo una cosa come questa

ma secondo me a volte è come allo stadio… 

 

Cosa?

La roba che vedi… teatro, danza, reading… quella roba lì…

Per me è come andare allo stadio, ho la tifoseria letteraria, che ci volete fare!

 

Quello che volevo dire con la mia tifoseria letteraria

è che mesi fa sono andata alla presentazione di un un libro di cui non farò nome e cognome

e nemmeno il titolo (perchè il libro ce l’ho lì da mesi ancora da leggere…)

volevo dire che questa presentazione non mi è piaciuta mica e vi dico perchè:

perchè nessuno (autore, professori universitari venuti a parlarsi addosso e anche un paio di attori) s’era posto il problema di porsi il problema se a chi ascoltava gliene poteva fregare qualcosa di quello che ascoltava

e non sto parlando dei contenuti di ciò che si diceva (che non si capivano) ma del modo che si usava per dire (e per non far capire)

e questa, secondo me, è la cosa peggiore

perchè non è detto che se scrivi un libro gliene frega qualcosa a qualcuno

e perchè se ti prendi la briga di andare in giro a presentare il libro sperando che qualcuno gliene freghi del tuo libro, ti devi porre il problema di fargliene fregare, chè uno non si può uccidere dalla noia solo perchè ha avuto la maledetta idea di andare a sentire la presentazione di un libro!

Perciò, esimi colleghi scrittori, aspiranti ed espiranti:

scriviamo,

presentiamo,

tanto, poco, quanto vogliamo,

ma scriviamoci sulle fronti quella frase benedetta,

la prima del primo dei comandamenti:

NON ANNOIARE!

 

E se questo post è noioso, non vale.

Le polemiche son sempre noiose, si sa!

26
Apr
2009

una serata ogni tanto

ogni tanto.

ogni tanto faccio un reading.

ogni tanto.

mica sempre. mi piacerebbe sempre. ogni sera un reading. forse così si chiamerebbe poi replica.

ogni tanto.

l’altra sera stavo al kalimba. bello. localetto bello. si fa cena. molto bella. molto buona. la cena.

poi son arrivato io, col mio ambaradàn: macbook con su playlist di musica creative commons, microfono, leggio, cassa amplificata a pile da artista di strada, due libricini (”no’ speràte su il poeta” e “piccolo bastardo racconta“), molti fogli con su le poesie bastràde.

‘ preso una bìra, mi son girato una siga. il pubblico era formato da otto persone (che poi però son diventate dieci, tanto per far numero tondo). uno di loro, uno molto simpatico, studia architettura ma è di enna, è venuto su con me a fumarsi la siga. lui la sua, io la mia. m’ha raccontato un poco della sua vita. io gli ho detto l’unica cosa che so di architettura a torino: c’è pieno di figa, eh? sì, mi ha detto, sì, ma non son fighe che poi la danno a uno come noi, e ha indicato me. in trenta secondi ha capito tutto di me. figo.

poi ho cominciato la lettura. ho chiesto, ma voi siete qui per caso? o per facebook (ché avevo fatto l’invito)?

uno ha alzato la mano, molto scolastico devo dire, alzare la mano per parlare, così poi dopo ho anche dovuto interrogare, ma ci siam messi d’accordo, abbiam poi fatto le programmate. uno ha alzato la mano per parlare e mi ha risposto: io son venuto perché m’han detto che stasera c’era guido catalano.

bel modo di cominciare una serata, non c’è che dire.

allora ho fatto partire una musica e ho preso su e ho fatto il pezzo del nano nella doccia, a memoria.

no, non è vero. dai. però ho chiesto se volevano che lo facessi. mi han detto di no, di fare le cose mie. son stati carini.

poi ho letto delle poesie sulla mulliera, poi ho letto dei pezzi del piccolo bastardo. poi ho letto quei due o tre pezzi che faccio in genere ai poetry slam, i miei pezzi che io li chiamo i miei pezzi commerciali. ché fan un po’ ridere.

poi a mezzanotte ho detto grazie a tutti, siete stati molto carini, ‘ venire stasera qui. volete comperare il mio libro della collana sabotage?

no.

grazie lo stesso. dico grazie lo stesso perché poi abbiamo un poco chiacchierato tutti insieme come se fossimo una cumpa di amici che esce il sabato sera, come fai quando hai vent’anni e vai all’università. ché io son parecchi anni che non vado più all’università. poi, va ben’, era giovedì, ma era per farvi capire. il sabato. e dico grazie lo stesso perché ho imparato delle cose importanti, quella serata lì.

ho imparato che ‘ far le serate si conosce bella gente.

ho imparato che questa cosa che la musica me la metto da solo non funziona. meglio niente musica.

ho imparato che la gente poi mi apprezza solo i pezzi che fan un po’ ridere. ma lì forse è colpa mia. forse no.

ogni tanto.

13
Mar
2009

Tema: la cosa più importante, in gita, è mangiare

Sono stata in gita a Bologna, città che ho finalmente visto da sobria.

Non voglio ora passare per una gran bevitrice,

semplicemente è che son stata a Bologna poche volte, due delle quali mi son presa una ciucca, la terza ero ciucca di stanchezza.

 

A Bologna la gita l’ho fatta per accompagnare Guido Catalano,

che doveva leggere delle poesie in un reading con Gipi

per il festival di fumetto BilBolBul.

Alla fine è successo che pure a me, che ero lì solo per accompagnare,

mi hanno fatto leggere due poesie davanti a un sacco di gente.

Niente, volevo ringraziarli entrambi, è stato emozionante.

 

Comunque io volevo parlare delle gite.

 

Le gite, si sa, son belle.

Almeno, a me son sempre piaciute, fino da bambina.

In questo ero una bambina piuttosto tipica: una bambina da gita.

 

Nelle gite, ai bambini, gli viene una specie di ciucca di felicità,

dunque, forse anche stavolta non era che poi io fossi tanto sobria.

 

Comunque.

 

La felicità delle gite ti viene soprattutto prima, perché sai che sicuramente succederà qualcosa.

Questo tipo di felicità si chiama felicità pre-gita.

Poi magari non succede niente di rilevante o succedono quelle cose da gita: autista stronzo,

ti viene la caghetta,

coda al ritorno,

caffè al bar a 5 euro,

si perde qualcuno e tutti ad aspettare.

 

Questo è quello che io chiamo effetto gita negativo. Ma non divaghiamo.

 

Questa gita non ha avuto l’effetto gita negativo. Ha avuto quello positivo.

 

L’effetto gita positivo consiste nella sensazione di pienezza che hai quando la sera ti addormenti dopo la gita,

che ti passano per la testa un sacco di cose e i giorni dopo,

anche se sei tornata a casa

e sei magari anche incazzata di essere tornata a casa,

però c’è una parte di te che è contenta

perché cose nuove ti sono entrate nella testa

e il tuo mondo è un po’ più ricco, ricco di bottino di gita.

 

A me che piacciono le liste, mi piace, dopo le gite, svuotare la testa- quando è ancora piena di gita, come lo zaino - e mettere giù la lista del bottino-gita.

 

Ecco cosa c’era nella mia testa dopo la gita:

-      la cotoletta alla Bolognese (buona ma che però, a mio giudizio, non supera la sfacciata semplicità di quella alla Milanese)

-      il libro della Bambina Filosofica che ho scoperto e comperato

-      Gipi che parla del bisogno di raccontare

-      una mia personale teoria che riguarda la bellezza dell’impulso improvviso a baciarsi per strada

-      la geniale invenzione del trolley a quattro ruote che dimostra che i fardelli si devono sì trascinare, ma che esistono molti modi di farlo, e che soprattutto ci si può aiutare, a farlo.

-      il sexy shock di Bologna, che non ho visto di persona, ma di cui mi hanno detto… di sicuro ci vado, prima o poi, a dare uno sguardo

-      l’esistenza di Via della Pioggia, con la Drogheria della Pioggia e la Macelleria della Pioggia, se siete a Bologna cercateli, avrete il brivido di sentirvi per un attimo i protagonisti di una storia fantasy o di un libro per bambini. Da qualche parte esisterà anche una via dei Calzini?

-      L’esistenza di un luogo con questo nome: Opera pia dei poveri vergognosi (di che si dovevano vergognare i poveri?)

-      Il fatto che a Bologna dire “faccio parte di un collettivo” pare una cosa meno antica che altrove

-      La frase di Tabucchi che stava scritta dietro il testone di Gipi mentre lui parlava davanti alla Feltrinelli (Gipi, te ne sei accorto?):

                                         “la filosofia sembra che si occupi solo della verità,

                                          ma forse dice solo fantasie, la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie,

                                          ma forse dice la verità”

 

Fine della lista.

 

Se ci avete fatto caso, all’inizio della lista c’è del cibo.

Non è un caso.

Le gite, positive o negative che siano,

hanno infatti un comun denominatore segreto che ora vi voglio svelare:

la cosa più importante, in gita, è mangiare.

 

La cosa più importante è mangiare,

perché camminare fa venire fame

e perché qualunque bambino vi può dire

che la felicità pre-gita,

che il desiderio che capiti qualcosa,

non è altro che una gran gran fame di…

 

Mi piacerebbe concludere dicendo che un certo tipo di felicità è legata alla fame.

Mi piacerebbe dire che un certo tipo di felicità è possibile solo se in qualche modo si è affamati.

E mi piacerebbe anche dire che tutto questo, in qualche modo, c’entra con la poesia.

Ma non voglio sminuire la portata del senso letterale di questa mia affermazione, perchè qualunque bambino che si rispetti ve la può confermare:

la cosa più importante, in gita, è mangiare.

La Signora dei Calzini

22
Feb
2009

società italiana attivazione emorroidi?

non son mai stato allo zoo. a torino una volta c’era. lo zoo. son stato piccolo, c’era. mio nonno non mi ci portò. i miei figuriamoci. non ho mai visto gli animali dal vivo. solo pupazzi e cartoni animati e documentari televisivi.
gli animali si dividono in specie.
anche gli uomini sono degli animali. darwin, la natura l’abbia in gloria, l’evoluzione e via di seguito…
anche gli uomini si dividono in specie. forse dovrei dire generi. o sottospecii. ii.
alcune sottospecii le ho viste, in giro, non in uno zoo. gli imbranati, i direttori di banca, i poeti laureati. specii così. e anche altre varie.
poi una sera vai in un locale e fai una serata. e d’improvviso ti compare innanzi questa specie nuova di uomini. nuova per te, ché è la prima volta che questi òmini ti fanno visita. (more…)

14
Feb
2009

Sabotage aderisce a “Innamorati della cultura”

Quest’oggi è il giorno degli innamorati e vabè.
Ma più importante è dire che a Torino dalla mattina fino a notte inoltrata in un sacco di posti: teatri, bar, cinema, musei, biblioteche, pub, piazze e strade e per fortuna c’è il sole, in un sacco di posti, dicevo, artisti torinesi e non, aderiscono a questo evento che parla dell’amore per la cultura e del fatto che chi di dovere anno dopo anno dopo anno, e quest’anno in maniera drasticamente della madonna, taglia i fondi alla cultura, appunto, e chi ci lavora, nella cultura, diventa sempre più dura, sempre più dura.
E non va bene.

Qui il programma completo

MANIFESTO

Un quartiere fatto di case e qualche servizio essenziale (scuola, uffici anagrafici), si chiama “quartiere dormitorio”. Ciò che trasforma un luogo in cui “si dorme” in un luogo in cui “si vive” è la condivisione di un patrimonio culturale: questo hanno capito tutte le civiltà, dagli antichi greci ad oggi. In questo periodo di grandi difficoltà finanziarie la cultura sembra un bene superfluo, ma difendere la cultura significa difendere la nostra identità e riconoscere la nostra storia come esseri umani. Tutte le società, in tutti i tempi, hanno avuto bisogno di luoghi, di idee, di rappresentazioni artistiche che li rendessero cittadini consapevoli di appartenere ad una comunità. Mantenere viva la cultura in tempo di crisi è il segno di una società che non si arrende all’abbrutimento, che coltiva il legame tra i cittadini, che offre a tutti strumenti per comprendere il presente e progettare il futuro. In secondo luogo la cultura significa posti di lavoro. Dietro una mostra, uno spettacolo, un museo, un convegno o una pubblicazione non ci sono soltanto artisti o intellettuali più o meno noti: ci sono organizzatori, maschere, addetti alle pulizie e alle biglietterie, attrezzisti, bibliotecari, ricercatori, e molte altre figure professionali.

“Tagliare sulla cultura” significa anche “tagliare” posti di lavoro. In terzo luogo la cultura costa poco, neanche l’1% del bilancio nazionale e di quelli locali. Per questo abbiamo pensato di dedicare una giornata, il 14 febbraio, a mettere in luce il nostro lavoro per farne conoscere la quantità e la qualità: fondazioni, associazioni, cinema, gallerie, musei, biblioteche, teatri, orchestre per tutta la giornata saranno aperte e attive con un ampio programma di manifestazioni. Vi invitiamo a partecipare alla giornata testimoniando con la vostra presenza e con una vostra firma nei punti di raccolta, che la cultura è un pezzo importante della vostra esistenza, così come la salute, la scuola e gli altri servizi che regolano la vita delle nostre città. Senza il nostro libro preferito, senza il film che ci ha fatto piangere, senza la canzone che ci ha fatto innamorare saremmo tutti un po’ più tristi e un po’ più soli.

05
Feb
2009

Ho anche mangiato i carciofi alla giudia - Cronaca di viaggi poetici

Il fine settimana scorso è scorso in viaggio poetico esistenziale. Esistenziale perché io esisto di più non quando scrivo ma quando leggo le poesie davanti alle persone e per farlo io mi sposto nello spazio e dunque anche nel tempo. Dal giovedì alla domenica con mezzi vari sono esistito, mi son spostato, sono invecchiato. Quando sarò morto io non potrò più usare la mia voce per leggere le mie cose in giro dunque non esisterò più. (more…)

22
Gen
2009

‘ ne posso più

‘ ne posso più
lo so
lo so ch’è brutto, a dirsi, a sentirsi, brutto a pensarsi, è brutto,
è effettivamente brutto, è definitivamente brutto, è oggettivamente brutto
ma devo dirlo.
lo dico?
lo dico.
dìcolo.

io ‘ ne posso più
di spettacoli, di serate, di teatro danza, di teatro singolo, di danza singolo, di attori, di attrici, di registi, di registoni, di primedonne, di secondiuomini, di scrittori, di poeti, (more…)

22
Gen
2009

La stanza degli scrittori

Mi trovo in questi giorni immersa in un posto pieno zeppo di scrittori e aspiranti scrittori.

Che poi non è la distinzione giusta da fare. Anzi non c’è proprio distinzione giusta da fare. Per quanto mi riguarda esistono i due buoni vecchi termini dell’ “essere scrittore” e del “fare lo scrittore”, che son due cose che giunti a una certa età (diversa per tutti, ma che viene per tutti e che coincide con un adeguato livello di maturazione dell’”essere scrittore”) debbono coincidere e convivere, pena la dannazione dello scrittore e il mancato raggiungimento del suo posto nella società. Non ha senso, per quanto mi riguarda, essere scrittore ma non fare lo scrittore, come non ha senso, è evidente, il contrario.

Comunque non volevo dire questo. 

Volevo dire che sono immersa negli scrittori e che ogni volta che, da scrittrice, sono immersa fra gli scrittori ho la stessa identica sensazione. Sensazione che poi ti passa quando dal gruppo degli scrittori inizi a conoscere Piero, Angela, Maria  e via dicendo. Sensazione che però un po’ rimane quando in una stanza ci sono due scrittori a meno che, oltre a essere scrittori che si conoscono, siano anche amici.

Così, sperando che questa stanza di scrittori mi dia un po’ meno questa sensazione di “stanza di scrittori”, ma mi riveli qualche Angela, Dario, Franco e Ciccio di cui riconoscere un certo modo di toccarsi i capelli, di cui sapere la storia e le opinioni sulle cose più varie (a Maria piace la birra rossa? Franco parla sempre del fratello maggiore? Con Ciccio è piuttosto bello giocare a sfottersi), in attesa di questo mi è venuta in mente una canzone di De Gregori. E’ una canzone che parla proprio di quella sensazione di “stanza di scrittori”, è riferita ai poeti, ma secondo me riferibile agli scrittori tutti.


POETI PER L’ESTATE

Vanno a due a due i poeti verso chissà che luna

amano molte cose, forse nessuna.

Alcuni sono ipocriti e gelosi come gatti,

scrivono versi apocrifi, faticosi e sciatti.

Sognano di vittorie e premi letterari

pugnalano alle spalle gli amici più cari.

Quando ne vedono uno ubriaco in un fosso,

per salvargli la vita, gli tirano addosso.

Però quando si impegnano lo fanno veramente,

convinti come sono di servire alla gente.

E firmano grandi appelli per la guerra e la fame,

vecchi mosconi ipocriti, vecchie puttane.

Vanno a due a due i poeti e poi ritornano quasi sempre,

come gli alberi di Natale quando arriva dicembre.

Si specchiano nelle vetrine dentro ai loro successi,

poveri poeti soliti, quasi sempre gli stessi.

Però l’avvenimento, il più sensazionale

e quando in televisione te li vedi arrivare,

profetici e poetici, sportivi ed eleganti

pubblicare loro stessi come fanno i cantanti.

Vanno a due a due i poeti, traversano le nostre stagioni

e passano poeti brutti e poeti buoni.

Ma quando fra tanti poeti ne trovi uno vero,

è come partire lontano, come viaggiare davvero.

18
Gen
2009

evidenza

puttane e grandi poeti dovrebbero
evitarsi:
le loro professioni sono pericolosamente
simili:
dall’Impero romano
all’era atomica
c’è stato circa lo stesso
numero di puttane e di
poeti
con le autorità che continuamente
cercano di bandire
le prime
e di ignorare i secondi
- il che spiega
quanto sia
veramente
pericolosa
la poesia

C. Bukowski