Solo Reading in Machè – Cronachetta del giorno dopo
Ier sera ho ridingato nei sotteranei del Machè. Il Machè è un locale a trittico.
Il piano di sopra è ottimo per limonare.
Il piano di mezzo per bere e chiacchierare.
Il piano sotterraneo per leggere le poesie.
C’era molta gente. Molta gente che non sapevo chi era. È molto bello quando viene molta gente che non sapevi chi era. È molto bello perché gli puoi leggere le poesie vecchie senza tema che si annoi troppo perché magari le ha già sentite. Detto questo, io di poesie vecchie ne ho lette poche. Ne ho lette molte di nuove perché alla lunga son io che mi annoio a leggere sempre quelle vecchie. E poi in più, io, il pubblico – lui non lo sa – lo uso come cavia per vedere che effetto gli fa le poesie nuove e che effetto mi fa a me leggere le poesie nuove al pubblico. Sia che sia un pubblico nuovo, sia che sia un pubblico vecchio, sia che sia un pubblico mezzano.
La cosa stranissima e stralunante per me, a leggere le poesie nuove, è che non me le ricordo. Cioè a dire, anche se le ho scritte io – e su questo non ho dubbio alcuno – a dire cioè che intanto che le leggo, non mi ricordo come continuano. È come che non le avessi scritte io. Questa cosa strana che io chiamo “Sindrome di dimenticanza delle poesie che ho scritto ma non me le ricordo” (S.D.D.D.P.C.H.S.M.N.M.L.R.), mi genera un effetto di stranezza.
Intanto che leggo mi dico: “minchia ma chemminchia di robe ho scritto?” Infatti alle volte lo dico anche a voce al pubblico ma lui spesso non sente perché magari applaude e io comunque lo sussurro.
Secondo me è come i sogni. Solo che i sogni non li puoi registrare e rivedere. Le poesie sì.
Poi succede anche che questa sindrome faccia sì che io queste poesie nuove non le legga benissimo. Perché intanto che leggo penso. “ma come minchia andrà a finire sta storia?”. Insomma mi sconcentro un poco e insomma l’interpretazione va un po’ a puttane, come si suole dire.
In più, se c’hai Federico Sirianni attaccato all’orecchio sinistro che ride come un disgraziato, la concentrazione va ancora più in vacca.
Un’altra roba che ti sconcentra quando leggi le poesie nei sotterranei - che la gente è tutta un po’ accalcata - è quando la gente le viene da pisciare e si alza.
Però lì è una roba fisiologica. È una questione di birra e di fisiologia.
Comunque son molto contento.
Nota tecnica: in questo articolo ho dovuto disattivare la correzione automatica “mischia” per “minchia”









[...] Se ti garba la trovi qui [...]
Anche a me capita di “guardare” le mie poesie con occhio estraneo.
ciò mi rincuora
forse non è dunque una forma di psicosi mia