La stanza degli scrittori
Mi trovo in questi giorni immersa in un posto pieno zeppo di scrittori e aspiranti scrittori.
Che poi non è la distinzione giusta da fare. Anzi non c’è proprio distinzione giusta da fare. Per quanto mi riguarda esistono i due buoni vecchi termini dell’ “essere scrittore” e del “fare lo scrittore”, che son due cose che giunti a una certa età (diversa per tutti, ma che viene per tutti e che coincide con un adeguato livello di maturazione dell’”essere scrittore”) debbono coincidere e convivere, pena la dannazione dello scrittore e il mancato raggiungimento del suo posto nella società. Non ha senso, per quanto mi riguarda, essere scrittore ma non fare lo scrittore, come non ha senso, è evidente, il contrario.
Comunque non volevo dire questo.
Volevo dire che sono immersa negli scrittori e che ogni volta che, da scrittrice, sono immersa fra gli scrittori ho la stessa identica sensazione. Sensazione che poi ti passa quando dal gruppo degli scrittori inizi a conoscere Piero, Angela, Maria e via dicendo. Sensazione che però un po’ rimane quando in una stanza ci sono due scrittori a meno che, oltre a essere scrittori che si conoscono, siano anche amici.
Così, sperando che questa stanza di scrittori mi dia un po’ meno questa sensazione di “stanza di scrittori”, ma mi riveli qualche Angela, Dario, Franco e Ciccio di cui riconoscere un certo modo di toccarsi i capelli, di cui sapere la storia e le opinioni sulle cose più varie (a Maria piace la birra rossa? Franco parla sempre del fratello maggiore? Con Ciccio è piuttosto bello giocare a sfottersi), in attesa di questo mi è venuta in mente una canzone di De Gregori. E’ una canzone che parla proprio di quella sensazione di “stanza di scrittori”, è riferita ai poeti, ma secondo me riferibile agli scrittori tutti.
POETI PER L’ESTATE
Vanno a due a due i poeti verso chissà che luna
amano molte cose, forse nessuna.
Alcuni sono ipocriti e gelosi come gatti,
scrivono versi apocrifi, faticosi e sciatti.
Sognano di vittorie e premi letterari
pugnalano alle spalle gli amici più cari.
Quando ne vedono uno ubriaco in un fosso,
per salvargli la vita, gli tirano addosso.
Però quando si impegnano lo fanno veramente,
convinti come sono di servire alla gente.
E firmano grandi appelli per la guerra e la fame,
vecchi mosconi ipocriti, vecchie puttane.
Vanno a due a due i poeti e poi ritornano quasi sempre,
come gli alberi di Natale quando arriva dicembre.
Si specchiano nelle vetrine dentro ai loro successi,
poveri poeti soliti, quasi sempre gli stessi.
Però l’avvenimento, il più sensazionale
e quando in televisione te li vedi arrivare,
profetici e poetici, sportivi ed eleganti
pubblicare loro stessi come fanno i cantanti.
Vanno a due a due i poeti, traversano le nostre stagioni
e passano poeti brutti e poeti buoni.
Ma quando fra tanti poeti ne trovi uno vero,
è come partire lontano, come viaggiare davvero.









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