22
Feb
2009

società italiana attivazione emorroidi?

non son mai stato allo zoo. a torino una volta c’era. lo zoo. son stato piccolo, c’era. mio nonno non mi ci portò. i miei figuriamoci. non ho mai visto gli animali dal vivo. solo pupazzi e cartoni animati e documentari televisivi.
gli animali si dividono in specie.
anche gli uomini sono degli animali. darwin, la natura l’abbia in gloria, l’evoluzione e via di seguito…
anche gli uomini si dividono in specie. forse dovrei dire generi. o sottospecii. ii.
alcune sottospecii le ho viste, in giro, non in uno zoo. gli imbranati, i direttori di banca, i poeti laureati. specii così. e anche altre varie.
poi una sera vai in un locale e fai una serata. e d’improvviso ti compare innanzi questa specie nuova di uomini. nuova per te, ché è la prima volta che questi òmini ti fanno visita.
io, come non son mai stato allo zoo dal vivo, io questi omìni non li avevo mai visti dal vivo. mai, davèro.
non è che faccia poi molte serate.
gli omìni della siae.
si dice così.
gli omìni della siae.
la siae, della cui sigla ignoro il significato, intendiamoci, a volte azzardo delle ipotesi lo so ma nulla più, è un’azienda privata. non so la sigla per cosa stia di preciso, l’ho già detto.
questi omini della siae son degli animali strani, se ci pensi, animali in quanto uomini, intendiamoci, ché mica li riconosci, subito, a meno che tu non sia esperto di quella zoologia lì. io esperto in quella zoologia lì non lo sono, no.
e l’altra sera ero lì che facevo la lettura e mi son visto entrare questi due omìni, coi loro giubbotti imbottiti, coi loro capelli mancanti, coi loro occhiali appannati. con fare apparentemente timido, infilavano i loro capini nella soglia della stanzina dove stavo performando insieme ai decadenti ma non ancora decaduti [dK] e scrutavano nel semibuio. che cosa, non so. controllano, cèccano, si assicurano, mi si dice. per proteggere e servire. coi loro lunghi colli allungavano il capino e sbirciavano, come tartarughine rugose. e m’è parso che nel semibuio si sfregassero con quel fare distratto, come fanno le mosche con le zampine anteriori.
io lì per lì lo sapevo no, che eran omini siae. io pensavo fossero dei fans. ho un autostima che lèvati, io. è che ero concentrato, che già mi era passato per di dentro lo spettacolo un cingalese con le rose, simpatico neh, niente da dire, solo che non spiccicava una parola di italiano, non capiva la situazione, non riuscivamo a mandarlo via, ma si sentiva molto comedian e se n’è andato solo dopo aver venduto mezzo mazzo di rose a tutti i poveri spettatori e aver recitato tutto il monologo della supercazzola con lo scappellamento come fosse antani, sucaleppe porcazozza (questo gliel’avrei aggiunto io alla coda).
ché io ero concentrato, pensavo fossero dei fans, invece se poi dopo li guardi bene, se hai tempo e compassione per fermarti a guardarli, lo vedi che son gente fuori posto, che non è gente che vien lì per divertirsi, è gente lì che sta lavorando, che fa il suo dovere, porta a casa la pagnottona.
io non faccio molti reading, in verità. da qualche mese ne faccio due al mese. io son arsenio bravuomo, artista creative commons da sempre, da tempi non sospetti, da quando il creative commons non esisteva nemmanco, già teorizzavo nel mio piccolo di una licenza tipo gpl per le opere letterarie. quindi, voglio dire, che cazzo c’entrano, gli omini della siae, che cazzo c’entrano con me? che minchia son venuti lì a fare? questo qualcuno me lo deve propio spiegare.
che poi gli dici “creative commons” e loro ti guardano con gli occhietti da tartarughina e vedi, lo vedi chiaramente che non capiscono. anzi forse capiscono ma fan i finti tonti. fan l’indiani, mi sa. non so, forse non ci arrivano propio. non so.
i gestori dei locali, poverini, loro son intimoriti. ti chiedono, a te artista di turno, di compilar dei fogli. io ho compilato un foglio sul quale ho scritto i titoli dei pezzi che avrei letto. poi dovevo indicare l’autore. e fin lì. poi il traduttore. niente traduttore. e fin lì. poi dovevo indicare l’editore. niente editore, i pezzi son sul mio sito, non stan in un libro, che editore volete che metta? eh, ma senza quel foglietto poi le ottime e bellissime gestrici del locale si beccavano la multa. cioè si beccavano una multa sulla presunzione (sul fatto che io magari fossi lì con la benda da pirata su un occhio a legger cose rubate da chissà quale libro edito da chissà quale editore). come la tassa sui cd masterizzabili e sugli harddisk. si presume che tu sia un criminale, in anticipo.
burocrazia intimidatoria.
m’è parso d’esser dentro a un film di francis ford coppola o di martin scorsese, fate voi. o in un romanzo di sciascia, fate un po’ voi.

io son mai stato allo zoo e son no uno psicologo, però mi di piacerebbe, mi di piacerebbe di sapere come funziona il reclutamento di certe sottospecii (o generii, non so ben’ la tassonomia) di uomini, in certe aziende private.
chissà se li scelgono che dormono la notte, anche se sanno di appartenere a un corpo che uccide la libera espressione e la cultura. chissà se li scelgono che ci credono davvero o se la notte poi non solo dormono beati ma anche sghignazzano, nel sonno. chissà se davvero vivono in cantine buie e maleodoranti. chissà se davvero, come mi è stato riferito, questi omìni obsoleti appartenenti a un mondo in estinzione, non capiscono davvero un cazzo di bellezza e arte e autori.

non so.
io so solo che questa siae, direbbero in una serie statunitense, is a pain in the ass. tipo l’emorroide.

21 Risposte

  1. Guarda tra le canzoni, ce n’è una da cantare a squarciagola.
    Saluti e Baci
    Alessandra dei Loungeri e del TOR

    http://www.myspace.com/teatrofficinarefugio

  2. eh eh, grandi!

  3. Andrea (di A&A)

    Epperò però però… Epperò però però… No, è che… E’ che, insomma… Tutti i libri della sabotage son depositati. Ecco. Il mio e il tuo. Tutti.

  4. ah sì? io sapevo di no. epperò.

  5. Andrea (di A&A)

    Mah, penso proprio di sì. Non penso che la seed pubblichi sotto creative commons o sotto qualche “siae” straniera. E il copyright c’è. Magari mi sbaglio: se c’è il copyright, c’è anche la siae, no?
    (E comunque, la siae, la pagano lo stesso i locali, se organizzano letture. Se l’autore dei testi non è iscritto, pagano di meno. Ma pagare, pagano…)

  6. (prima di pubblicare il post ho chiesto e m’han detto di no).
    dopodiché, il post dice che è un balzello ingiusto, in ogni caso. infatti i locali pagano anche per chi non c’entra una mazza. quindi.
    non vedo il tuo punto.

  7. Minkya eran della SIAE quei due Stracciaculo che si son affacciati e andati via?
    -
    E pensare che ad un certo punto, in trance artistica, ero sul punto di intonare “Se stiamo insieme ci sarà un perché di Cocciante”.
    -
    E’ andata di granculo che non l’ho fatto.

  8. E se quest’omìni non fossero poi così “dostoieschiani” nell’abitazioni e nelle abitudini?
    Magari c’è anche la sottospecie che ci fa un bel po’ di soldi.

    (mi sembra di ricordare una puntata di Report…)

    Solidarietà a tutti gli artisti CC supporting.

  9. Andrea (di A&A)

    Nessun punto, arsenio… Santa pazienza… Mi sto soltanto chiedendo chi si occupa di “riservare tutti i diritti” del tuo libro. Perché c’è scritto, arsenio. Nessuno? E’ una balla? Una formula magica?
    D’accordo, è una formula magica.

  10. andrea, non sono in grado di discettare sulla parte legale. io so che ho firmato un contratto con la casa editrice seed, la quale è detentrice dei diritti di riproduzione del mio testo (i diritti d’autore rimangono sacri all’autore). copyright vuol dire infatti “diritto di copia”. ora, se qualcheduno si mettesse a stampare il piccolo bastardo per conto suo, credo che la seed avrebbe gli strumenti legali per impedirglielo o farglielo pagare… la siae, ripeto, è una società, privata, alla quale non è detto che uno sia iscritto, uno singolo o uno casa editrice. non è obbligatorio. poi che loro facciano credere che invece lo è, è un problema. è esattamente il problema che cercavo di sollevare.
    bòn.

  11. la seed non ha rapporti con la siae.
    i libri seed non sono depositati in siae.
    è una scelta degli editori avere o no il magico bollino.

  12. Andrea (di A&A)

    Bon, allora mi sbagliavo. Evviva la seed. Riconoscerete, però, che è strano che Di Pietro chieda l’abrogazione dell’ “obbligo SIAE”, quando - a sentir voi - quest’obbligo non esiste… C’è qualcosa che non è chiaro o sono solo io?

  13. per i dischi è obbligatorio.
    per i libri no.

  14. Andrea (di A&A)

    Bene. In ogni caso, se qualcuno facesse un film sul libro di bravuomo o volesse leggere il libro di bravuomo in radio, non basterebbe che dichiarasse che il libro è di bravuomo, pubblicato dalla seed e parapì parapà. Dovrebbe pagare. Perché il bravuomo sarà anche un “artista cc”, ma il suo libro no. Non ci sarebbe l’orrendo balzello alla SIAE, vero, ma ci sarebbe l’orrendo pagamento lo stesso. Questo volevo dire e far notare. E chiudo.

  15. uhm, andrea, mi sa che sei ancora fuori strada.

    1. se qualcuno facesse un film dal libro di bravuomo dovrebbe pagare la seed (che balzello? è semplicemente una vendita di diritti, coperti dal contratto seed).
    2. se qualcuno volesse leggere in radio il libro del bravuomo, altro che farlo pagare, gli offrirei io una birra gratis. anche due o tre.
    3. non c’è due senza tre, ma io a questo giro ho no il 3.

    viva le licenze creative commons, viva le licenze poetiche, abbasso la siae parassita.

    ab

  16. Andrea (di A&A)

    Ma mi sa che sei tu fuori strada… Allora:

    1. Non ho scritto che il pagamento alla seed è “un balzello”. Non mettermi in bocca parole che non ho usato. Ho scritto che è - e resta, comunque la si voglia rigirare - un pagamento, e che - in quanto tale - è un ostacolo alla libera circolazione delle idee - che voi blogger amate tanto. Creative Commons va contro non soltanto alla SIAE, ma al copyright in quanto tale. Doverlo spiegare a uno che si definisce “artista cc da sempre” mi sembra strano.

    2. E infatti chi decidesse di leggere il tuo libro in radio dovrebbe offrire ben più che tre birre… E alla seed, non a te. Informati. Cosa credi, di aver pubblicato in proprio?

    3. E’ il solito discorso, arsenio. Si scagliano tutti contro la SIAE, tutti. E da alcune decine di anni. E’ facile. Ma discutere dell’argomento: libera circolazione delle idee (…e non “della bellezza e dell’arte”, mapperfavore, ma non ve l’hanno detto che è buona creanza aspettare che siano gli altri a definirvi “artisti”? Che farlo da sé è imbarazzante?) è un po’ più difficile. Quindi, meglio non farlo.

    Abbasso la SIAE. E anche l’ipocrisia.
    and

  17. e chi si è mai definito “artista”?

    in quanto a metter in bocca parole, vinci tu.

  18. Andrea (di A&A)

    Sì, vabé, ma rispondimi a quell’altra cosa. Che senso ha scagliarsi contro un’azienda privata che si occupa di far pagare i diritti d’autore mantenendo però sacrosanto il fatto che questi diritti devono essere comunque pagati, alla casa editrice, all’etichetta, a mio nonno in cariola?

    Buona fortuna. Attendo speranzoso.

    Ah, qui ad esempio, lo fai: http://www.bravuomo.it/2009/01/26/bravuomo-bar-2/#comments

  19. ha senso perché la siae è inutile e dannosa.

    il diritto d’autore non ha più senso di esistere, da quando esiste una cosa chiamata internet.
    le licenze creative commons sono il modo per proteggere i diritti degli autori. “alcuni” diritti. quello di copia per esempio no. perché la libera diffusione è essenziale.

    riguardo al link che hai messo, mi sembra ovvio che lì la parola “artisti”, messa fra due virgole per rendere l’inciso, è usata in senso ironico, quando non sarcastico, o quantomeno “tecnico”, nel senso di “performer della serata”, non certo come colleghi di carmelo bene.

    se vuoi, continuo la discussione via mail.

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