Tema: la cosa più importante, in gita, è mangiare
Sono stata in gita a Bologna, città che ho finalmente visto da sobria.
Non voglio ora passare per una gran bevitrice,
semplicemente è che son stata a Bologna poche volte, due delle quali mi son presa una ciucca, la terza ero ciucca di stanchezza.
A Bologna la gita l’ho fatta per accompagnare Guido Catalano,
che doveva leggere delle poesie in un reading con Gipi
per il festival di fumetto BilBolBul.
Alla fine è successo che pure a me, che ero lì solo per accompagnare,
mi hanno fatto leggere due poesie davanti a un sacco di gente.
Niente, volevo ringraziarli entrambi, è stato emozionante.
Comunque io volevo parlare delle gite.
Le gite, si sa, son belle.
Almeno, a me son sempre piaciute, fino da bambina.
In questo ero una bambina piuttosto tipica: una bambina da gita.
Nelle gite, ai bambini, gli viene una specie di ciucca di felicità,
dunque, forse anche stavolta non era che poi io fossi tanto sobria.
Comunque.
La felicità delle gite ti viene soprattutto prima, perché sai che sicuramente succederà qualcosa.
Questo tipo di felicità si chiama felicità pre-gita.
Poi magari non succede niente di rilevante o succedono quelle cose da gita: autista stronzo,
ti viene la caghetta,
coda al ritorno,
caffè al bar a 5 euro,
si perde qualcuno e tutti ad aspettare.
Questo è quello che io chiamo effetto gita negativo. Ma non divaghiamo.
Questa gita non ha avuto l’effetto gita negativo. Ha avuto quello positivo.
L’effetto gita positivo consiste nella sensazione di pienezza che hai quando la sera ti addormenti dopo la gita,
che ti passano per la testa un sacco di cose e i giorni dopo,
anche se sei tornata a casa
e sei magari anche incazzata di essere tornata a casa,
però c’è una parte di te che è contenta
perché cose nuove ti sono entrate nella testa
e il tuo mondo è un po’ più ricco, ricco di bottino di gita.
A me che piacciono le liste, mi piace, dopo le gite, svuotare la testa- quando è ancora piena di gita, come lo zaino - e mettere giù la lista del bottino-gita.
Ecco cosa c’era nella mia testa dopo la gita:
- la cotoletta alla Bolognese (buona ma che però, a mio giudizio, non supera la sfacciata semplicità di quella alla Milanese)
- il libro della Bambina Filosofica che ho scoperto e comperato
- Gipi che parla del bisogno di raccontare
- una mia personale teoria che riguarda la bellezza dell’impulso improvviso a baciarsi per strada
- la geniale invenzione del trolley a quattro ruote che dimostra che i fardelli si devono sì trascinare, ma che esistono molti modi di farlo, e che soprattutto ci si può aiutare, a farlo.
- il sexy shock di Bologna, che non ho visto di persona, ma di cui mi hanno detto… di sicuro ci vado, prima o poi, a dare uno sguardo
- l’esistenza di Via della Pioggia, con la Drogheria della Pioggia e la Macelleria della Pioggia, se siete a Bologna cercateli, avrete il brivido di sentirvi per un attimo i protagonisti di una storia fantasy o di un libro per bambini. Da qualche parte esisterà anche una via dei Calzini?
- L’esistenza di un luogo con questo nome: Opera pia dei poveri vergognosi (di che si dovevano vergognare i poveri?)
- Il fatto che a Bologna dire “faccio parte di un collettivo” pare una cosa meno antica che altrove
- La frase di Tabucchi che stava scritta dietro il testone di Gipi mentre lui parlava davanti alla Feltrinelli (Gipi, te ne sei accorto?):
“la filosofia sembra che si occupi solo della verità,
ma forse dice solo fantasie, la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie,
ma forse dice la verità”
Fine della lista.
Se ci avete fatto caso, all’inizio della lista c’è del cibo.
Non è un caso.
Le gite, positive o negative che siano,
hanno infatti un comun denominatore segreto che ora vi voglio svelare:
la cosa più importante, in gita, è mangiare.
La cosa più importante è mangiare,
perché camminare fa venire fame
e perché qualunque bambino vi può dire
che la felicità pre-gita,
che il desiderio che capiti qualcosa,
non è altro che una gran gran fame di…
Mi piacerebbe concludere dicendo che un certo tipo di felicità è legata alla fame.
Mi piacerebbe dire che un certo tipo di felicità è possibile solo se in qualche modo si è affamati.
E mi piacerebbe anche dire che tutto questo, in qualche modo, c’entra con la poesia.
Ma non voglio sminuire la portata del senso letterale di questa mia affermazione, perchè qualunque bambino che si rispetti ve la può confermare:
la cosa più importante, in gita, è mangiare.
La Signora dei Calzini









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