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	<title>Sabotage</title>
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	<description>Libri che vivono in pubblico</description>
	<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 23:13:34 +0000</pubDate>
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		<title>&#8230;guarda dove ti trovo il poeta&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 23:13:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Racca</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Vita da poeta]]></category>

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		<description><![CDATA[A Roma, in un cesso e a Torino, su un&#8217;insegna&#8230; ho trovato tracce dei miei amici poeti Guido Catalano e Arsenio Bravuomo&#8230;


 
La Signora dei calzini
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Roma, in un cesso e a Torino, su un&#8217;insegna&#8230; ho trovato tracce dei miei amici poeti Guido Catalano e Arsenio Bravuomo&#8230;</p>
<p><a href="http://sabotage.edizioniseed.it/wp-content/uploads/2009/06/immag0151.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-264" title="immag0151" src="http://sabotage.edizioniseed.it/wp-content/uploads/2009/06/immag0151-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p><a href="http://sabotage.edizioniseed.it/wp-content/uploads/2009/06/immag048.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-263" title="immag048" src="http://sabotage.edizioniseed.it/wp-content/uploads/2009/06/immag048-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p> </p>
<p style="text-align: right;">La Signora dei calzini</p>
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		<item>
		<title>Come allo stadio&#8230; (ogni tanto è bello fare polemica)</title>
		<link>http://sabotage.edizioniseed.it/2009/05/28/come-allo-stadio-ogni-tanto-e-bello-fare-polemica/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 23:05:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Racca</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pezzi]]></category>

		<category><![CDATA[presentazione libro]]></category>

		<category><![CDATA[reading]]></category>

		<category><![CDATA[stadio]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarà che qui a Roma c&#8217;è l&#8217;iradiddio di gente che se ne va in giro a strombazzare per questa partita che non so neppure come è finita
Sarà che sto selvaggiamente vagando per blog da circa due ore e il sacro furore dei blogger mi ha contagiata
Sarà&#8230;
 
In ogni caso m&#8217;è venuta ora la voglia di scrivere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà che qui a Roma c&#8217;è l&#8217;iradiddio di gente che se ne va in giro a strombazzare per questa partita che non so neppure come è finita</p>
<p>Sarà che sto selvaggiamente vagando per blog da circa due ore e il sacro furore dei blogger mi ha contagiata</p>
<p>Sarà&#8230;</p>
<p> </p>
<p>In ogni caso m&#8217;è venuta ora la voglia di scrivere una cosa che ho lì da mesi</p>
<p>poi non ho avuto tempo</p>
<p>e mi dispiace che torno su questo blog e scrivo una cosa come questa</p>
<p>ma secondo me a volte è come allo stadio&#8230; </p>
<p> </p>
<p>Cosa?</p>
<p>La roba che vedi&#8230; teatro, danza, reading&#8230; quella roba lì&#8230;</p>
<p>Per me è come andare allo stadio, ho la tifoseria letteraria, che ci volete fare!</p>
<p> </p>
<p>Quello che volevo dire con la mia tifoseria letteraria</p>
<p>è che mesi fa sono andata alla presentazione di un un libro di cui non farò nome e cognome</p>
<p>e nemmeno il titolo (perchè il libro ce l&#8217;ho lì da mesi ancora da leggere&#8230;)</p>
<p>volevo dire che questa presentazione non mi è piaciuta mica e vi dico perchè:</p>
<p>perchè nessuno (autore, professori universitari venuti a parlarsi addosso e anche un paio di attori) s&#8217;era posto il problema di porsi il problema se a chi ascoltava gliene poteva fregare qualcosa di quello che ascoltava</p>
<p>e non sto parlando dei contenuti di ciò che si diceva (che non si capivano) ma del modo che si usava per dire (e per non far capire)</p>
<p>e questa, secondo me, è la cosa peggiore</p>
<p>perchè non è detto che se scrivi un libro gliene frega qualcosa a qualcuno</p>
<p>e perchè se ti prendi la briga di andare in giro a presentare il libro sperando che qualcuno gliene freghi del tuo libro, ti devi porre il problema di fargliene fregare, chè uno non si può uccidere dalla noia solo perchè ha avuto la maledetta idea di andare a sentire la presentazione di un libro!</p>
<p>Perciò, esimi colleghi scrittori, aspiranti ed espiranti:</p>
<p>scriviamo,</p>
<p>presentiamo,</p>
<p>tanto, poco, quanto vogliamo,</p>
<p>ma scriviamoci sulle fronti quella frase benedetta,</p>
<p>la prima del primo dei comandamenti:</p>
<p>NON ANNOIARE!</p>
<p> </p>
<p>E se questo post è noioso, non vale.</p>
<p>Le polemiche son sempre noiose, si sa!</p>
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		</item>
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		<title>una serata ogni tanto</title>
		<link>http://sabotage.edizioniseed.it/2009/04/26/una-serata-ogni-tanto/</link>
		<comments>http://sabotage.edizioniseed.it/2009/04/26/una-serata-ogni-tanto/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 11:19:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bravuomo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pezzi]]></category>

		<category><![CDATA[controfigura]]></category>

		<category><![CDATA[guido catalano]]></category>

		<category><![CDATA[piccolo bastardo racconta]]></category>

		<category><![CDATA[reading]]></category>

		<category><![CDATA[serate]]></category>

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		<description><![CDATA[ogni tanto.
ogni tanto faccio un reading.
ogni tanto.
mica sempre. mi piacerebbe sempre. ogni sera un reading. forse così si chiamerebbe poi replica.
ogni tanto.
l&#8217;altra sera stavo al kalimba. bello. localetto bello. si fa cena. molto bella. molto buona. la cena.
poi son arrivato io, col mio ambaradàn: macbook con su playlist di musica creative commons, microfono, leggio, cassa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ogni tanto.</p>
<p>ogni tanto faccio un reading.</p>
<p>ogni tanto.</p>
<p>mica sempre. mi piacerebbe sempre. ogni sera un reading. forse così si chiamerebbe poi <em>replica</em>.</p>
<p>ogni tanto.</p>
<p>l&#8217;altra sera stavo al kalimba. bello. localetto bello. si fa cena. molto bella. molto buona. la cena.</p>
<p>poi son arrivato io, col mio ambaradàn: macbook con su playlist di musica <em>creative commons</em>, microfono, leggio, cassa amplificata a pile da artista di strada, due libricini (&#8221;<a href="http://www.bravuomo.it">no&#8217; speràte su il poeta</a>&#8221; e &#8220;<a href="http://www.bravuomo.it/piccolo-bastardo-racconta">piccolo bastardo racconta</a>&#8220;), molti fogli con su le poesie bastràde.</p>
<p>&#8216; preso una bìra, mi son girato una siga. il pubblico era formato da otto persone (che poi però son diventate dieci, tanto per far numero tondo). uno di loro, uno molto simpatico, studia architettura ma è di enna, è venuto su con me a fumarsi la siga. lui la sua, io la mia. m&#8217;ha raccontato un poco della sua vita. io gli ho detto l&#8217;unica cosa che so di architettura a torino: c&#8217;è pieno di figa, eh? sì, mi ha detto, sì, ma non son fighe che poi la danno a uno come noi, e ha indicato me. in trenta secondi ha capito tutto di me. figo.</p>
<p>poi ho cominciato la lettura. ho chiesto, ma voi siete qui per caso? o per facebook (ché avevo fatto l&#8217;invito)?</p>
<p>uno ha alzato la mano, molto scolastico devo dire, alzare la mano per parlare, così poi dopo ho anche dovuto interrogare, ma ci siam messi d&#8217;accordo, abbiam poi fatto le programmate. uno ha alzato la mano per parlare e mi ha risposto: io son venuto perché m&#8217;han detto che stasera c&#8217;era guido catalano.</p>
<p>bel modo di cominciare una serata, non c&#8217;è che dire.</p>
<p>allora ho fatto partire una musica e ho preso su e ho fatto il pezzo del nano nella doccia, a memoria.</p>
<p>no, non è vero. dai. però ho chiesto se volevano che lo facessi. mi han detto di no, di fare le cose mie. son stati carini.</p>
<p>poi ho letto delle poesie sulla mulliera, poi ho letto dei pezzi del piccolo bastardo. poi ho letto quei due o tre pezzi che faccio in genere ai poetry slam, i miei pezzi che io li chiamo i miei pezzi commerciali. ché fan un po&#8217; ridere.</p>
<p>poi a mezzanotte ho detto grazie a tutti, siete stati molto carini, &#8216; venire stasera qui. volete comperare il mio libro della collana sabotage?</p>
<p>no.</p>
<p>grazie lo stesso. dico grazie lo stesso perché poi abbiamo un poco chiacchierato tutti insieme come se fossimo una cumpa di amici che esce il sabato sera, come fai quando hai vent&#8217;anni e vai all&#8217;università. ché io son parecchi anni che non vado più all&#8217;università. poi, va ben&#8217;, era giovedì, ma era per farvi capire. il sabato. e dico grazie lo stesso perché ho imparato delle cose importanti, quella serata lì.</p>
<p>ho imparato che &#8216; far le serate si conosce bella gente.</p>
<p>ho imparato che questa cosa che la musica me la metto da solo non funziona. meglio niente musica.</p>
<p>ho imparato che la gente poi mi apprezza solo i pezzi che fan un po&#8217; ridere. ma lì forse è colpa mia. forse no.</p>
<p>ogni tanto.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tema: la cosa più importante, in gita, è mangiare</title>
		<link>http://sabotage.edizioniseed.it/2009/03/13/tema-la-cosa-piu-importante-in-gita-e-mangiare/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 14:20:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Racca</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Vita da poeta]]></category>

		<category><![CDATA[bilbolbul]]></category>

		<category><![CDATA[bologna]]></category>

		<category><![CDATA[gipi]]></category>

		<category><![CDATA[reading]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono stata in gita a Bologna, città che ho finalmente visto da sobria.
Non voglio ora passare per una gran bevitrice,
semplicemente è che son stata a Bologna poche volte, due delle quali mi son presa una ciucca, la terza ero ciucca di stanchezza.
 
A Bologna la gita l’ho fatta per accompagnare Guido Catalano,
che doveva leggere delle poesie in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">Sono stata in gita a Bologna, città che ho finalmente visto da sobria.</p>
<p class="MsoNormal"><span>Non voglio ora passare per una gran bevitrice,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>semplicemente è che son stata a Bologna poche volte, due delle quali mi son presa una ciucca, la terza ero ciucca di stanchezza.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>A Bologna la gita l’ho fatta per accompagnare <a href="http://www.guidocatalano.it" target="_blank">Guido Catalano</a>,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>che doveva leggere delle poesie in un <a href="http://www.bilbolbul.net/incontri_serate_ita09.html" target="_blank">reading</a> con <a href="http://giannigipi.blogspot.com/" target="_blank">Gipi</a></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>per il festival di fumetto <a href="http://www.bilbolbul.net/blog/" target="_blank">BilBolBul</a>.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Alla fine è successo che pure a me, che ero lì solo per accompagnare,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>mi hanno fatto leggere due poesie davanti a un sacco di gente.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Niente, volevo ringraziarli entrambi, è stato emozionante.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Comunque io volevo parlare delle gite.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Le gite, si sa, son belle.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Almeno, a me son sempre piaciute, fino da bambina.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>In questo ero una bambina piuttosto tipica: una bambina da gita.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Nelle gite, ai bambini, gli viene una specie di ciucca di felicità,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>dunque, forse anche stavolta non era che poi io fossi tanto sobria.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Comunque.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La felicità delle gite ti viene soprattutto prima, perché sai che sicuramente succederà qualcosa.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Questo tipo di felicità si chiama felicità pre-gita.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Poi magari non succede niente di rilevante o succedono quelle cose da gita: autista stronzo,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>ti viene la caghetta,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>coda al ritorno,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>caffè al bar a 5 euro,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>si perde qualcuno e tutti ad aspettare.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Questo è quello che io chiamo effetto gita negativo. Ma non divaghiamo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Questa gita non ha avuto l’effetto gita negativo. Ha avuto quello positivo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>L’effetto gita positivo consiste nella sensazione di pienezza che hai quando la sera ti addormenti dopo la gita,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>che ti passano per la testa un sacco di cose e i giorni dopo,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>anche se sei tornata a casa</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>e sei magari anche incazzata di essere tornata a casa,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>però c’è una parte di te che è contenta</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>perché cose nuove ti sono entrate nella testa</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>e il tuo mondo è un po’ più ricco, ricco di bottino di gita.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>A me che piacciono le liste, mi piace, dopo le gite, svuotare la testa- quando è ancora piena di gita, come lo zaino - e mettere giù la lista del bottino-gita.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ecco cosa c’era nella mia testa dopo la gita:</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>-<span>      </span></span><span>l<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cotoletta_alla_bolognese" target="_blank">a cotoletta alla Bolognese</a> (buona ma che però, a mio giudizio, non supera la sfacciata semplicità di quella alla Milanese)</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>-<span>      </span></span><span>il libro della <a href="http://www.labambinafilosofica.it/" target="_blank">Bambina Filosofica</a> che ho scoperto e comperato</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>-<span>      </span></span><span><a href="http://www.bilbolbul.net/blog/?p=217" target="_blank">Gipi che parla del bisogno di raccontare</a></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>-<span>      </span></span><span>una mia personale teoria che riguarda la bellezza dell’impulso improvviso a baciarsi per strada</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>-<span>      </span></span><span>la geniale invenzione del trolley a quattro ruote che dimostra che i fardelli si devono sì trascinare, ma che esistono molti modi di farlo, e che soprattutto ci si può aiutare, a farlo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>-<span>      </span></span><span>il <a href="http://www.ecn.org/sexyshock/" target="_blank">sexy shock</a> di Bologna, che non ho visto di persona, ma di cui mi hanno detto… di sicuro ci vado, prima o poi, a dare uno sguardo</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>-<span>      </span></span><span>l’esistenza di Via della Pioggia, con la Drogheria della Pioggia e la Macelleria della Pioggia, se siete a Bologna cercateli, avrete il brivido di sentirvi per un attimo i protagonisti di una storia fantasy o di un libro per bambini. Da qualche parte esisterà anche una via dei Calzini?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>-<span>      </span></span><span>L’esistenza di un luogo con questo nome: <a href="http://www.poverivergognosi.it/storia_operia_pia_poveri_vergognosi_128.htm" target="_blank">Opera pia dei poveri vergognosi</a> (di che si dovevano vergognare i poveri?)</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>-<span>      </span></span><span>Il fatto che a Bologna dire “faccio parte di un collettivo” pare una cosa meno antica che altrove</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>-<span>      </span></span><span>La frase di Tabucchi che stava scritta dietro il testone di Gipi mentre lui parlava davanti alla Feltrinelli (Gipi, te ne sei accorto?):</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>                                         “la filosofia sembra che si occupi solo della verità,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>                                          ma forse dice solo fantasie, la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>                                          ma forse dice la verità”</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Fine della lista.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Se ci avete fatto caso, all’inizio della lista c’è del cibo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Non è un caso.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Le gite, positive o negative che siano,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>hanno infatti un comun denominatore segreto che ora vi voglio svelare:</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>la cosa più importante, in gita, è mangiare.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La cosa più importante è mangiare,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>perché camminare fa venire fame</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>e perché qualunque bambino vi può dire</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>che la felicità pre-gita,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>che il desiderio che capiti qualcosa,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>non è altro che una gran gran fame di…</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Mi piacerebbe concludere dicendo che un certo tipo di felicità è legata alla fame.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Mi piacerebbe dire che un certo tipo di felicità è possibile solo se in qualche modo si è affamati.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>E mi piacerebbe anche dire che tutto questo, in qualche modo, c’entra con la poesia.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ma non voglio sminuire la portata del senso letterale di questa mia affermazione, perchè qualunque bambino che si rispetti ve la può confermare:</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>la cosa più importante, in gita, è mangiare.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;">La Signora dei Calzini</p>
]]></content:encoded>
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		<title>società italiana attivazione emorroidi?</title>
		<link>http://sabotage.edizioniseed.it/2009/02/22/societa-italiana-attivazione-emorroidi/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Feb 2009 18:18:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bravuomo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pezzi]]></category>

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		<description><![CDATA[non son mai stato allo zoo. a torino una volta c&#8217;era. lo zoo. son stato piccolo, c&#8217;era. mio nonno non mi ci portò. i miei figuriamoci. non ho mai visto gli animali dal vivo. solo pupazzi e cartoni animati e documentari televisivi.
gli animali si dividono in specie.
anche gli uomini sono degli animali. darwin, la natura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non son mai stato allo zoo. a torino una volta c&#8217;era. lo zoo. son stato piccolo, c&#8217;era. mio nonno non mi ci portò. i miei figuriamoci. non ho mai visto gli animali dal vivo. solo pupazzi e cartoni animati e documentari televisivi.<br />
gli animali si dividono in specie.<br />
anche gli uomini sono degli animali. darwin, la natura l&#8217;abbia in gloria, l&#8217;evoluzione e via di seguito&#8230;<br />
anche gli uomini si dividono in specie. forse dovrei dire generi. o sottospecii. <em>ii</em>.<br />
alcune sottospecii le ho viste, in giro, non in uno zoo. gli imbranati, i direttori di banca, i poeti laureati. specii così. e anche altre varie.<br />
poi una sera vai in un locale e fai una serata. e d&#8217;improvviso ti compare innanzi questa specie nuova di uomini. nuova per te, ché è la prima volta che questi òmini ti fanno visita.<span id="more-234"></span><br />
io, come non son mai stato allo zoo dal vivo, io questi omìni non li avevo mai visti dal vivo. mai, davèro.<br />
non è che faccia poi molte serate.<br />
gli omìni della siae.<br />
si dice così.<br />
<em>gli omìni della siae.</em><br />
la siae, della cui sigla ignoro il significato, intendiamoci, a volte azzardo delle ipotesi lo so ma nulla più, è un&#8217;azienda privata. non so la sigla per cosa stia di preciso, l&#8217;ho già detto.<br />
questi omini della siae son degli animali strani, se ci pensi, animali in quanto uomini, intendiamoci, ché mica li riconosci, subito, a meno che tu non sia esperto di quella zoologia lì. io esperto in quella zoologia lì non lo sono, no.<br />
e l&#8217;altra sera ero lì che facevo la lettura e mi son visto entrare questi due omìni, coi loro giubbotti imbottiti, coi loro capelli mancanti, coi loro occhiali appannati. con fare apparentemente timido, infilavano i loro capini nella soglia della stanzina dove stavo <em>performando</em> insieme ai decadenti ma non ancora decaduti [dK] e scrutavano nel semibuio. che cosa, non so. controllano, cèccano, si assicurano, mi si dice. per proteggere e servire. coi loro lunghi colli allungavano il capino e sbirciavano, come tartarughine rugose. e m&#8217;è parso che nel semibuio si sfregassero con quel fare distratto, come fanno le mosche con le zampine anteriori.<br />
io lì per lì lo sapevo no, che eran omini siae. io pensavo fossero dei fans. ho un autostima che lèvati, io. è che ero concentrato, che già mi era passato per di dentro lo spettacolo un cingalese con le rose, simpatico neh, niente da dire, solo che non spiccicava una parola di italiano, non capiva la situazione, non riuscivamo a mandarlo via, ma si sentiva molto <em>comedian</em> e se n&#8217;è andato solo dopo aver venduto mezzo mazzo di rose a tutti i poveri spettatori e aver recitato tutto il monologo della supercazzola con lo scappellamento come fosse antani, sucaleppe porcazozza (questo gliel&#8217;avrei aggiunto io alla coda).<br />
ché io ero concentrato, pensavo fossero dei fans, invece se poi dopo li guardi bene, se hai tempo e compassione per fermarti a guardarli, lo vedi che son gente fuori posto, che non è gente che vien lì per divertirsi, è gente lì che sta lavorando, che fa il suo dovere, porta a casa la pagnottona.<br />
io non faccio molti reading, in verità. da qualche mese ne faccio due al mese. io son arsenio bravuomo, artista <em>creative commons</em> da sempre, da tempi non sospetti, da quando il creative commons non esisteva nemmanco, già teorizzavo nel mio piccolo di una licenza tipo gpl per le opere letterarie. quindi, voglio dire, che cazzo c&#8217;entrano, gli omini della siae, che cazzo c&#8217;entrano con me? che minchia son venuti lì a fare? questo qualcuno me lo deve propio spiegare.<br />
che poi gli dici &#8220;creative commons&#8221; e loro ti guardano con gli occhietti da tartarughina e vedi, lo vedi chiaramente che non capiscono. anzi forse capiscono ma fan i finti tonti. fan l&#8217;indiani, mi sa. non so, forse non ci arrivano propio. non so.<br />
i gestori dei locali, poverini, loro son intimoriti. ti chiedono, a te artista di turno, di compilar dei fogli. io ho compilato un foglio sul quale ho scritto i titoli dei pezzi che avrei letto. poi dovevo indicare l&#8217;autore. e fin lì. poi il traduttore. niente traduttore. e fin lì. poi dovevo indicare l&#8217;editore. niente editore, i pezzi son sul mio sito, non stan in un libro, che editore volete che metta? eh, ma senza quel foglietto poi le ottime e bellissime gestrici del locale si beccavano la multa. cioè si beccavano una multa sulla presunzione (sul fatto che io magari fossi lì con la benda da pirata su un occhio a legger cose <em>rubate</em> da chissà quale libro edito da chissà quale editore). come la tassa sui cd masterizzabili e sugli harddisk. si presume che tu sia un criminale, in anticipo.<br />
burocrazia intimidatoria.<br />
m&#8217;è parso d&#8217;esser dentro a un film di <em>francis ford coppola</em> o di <em>martin scorsese</em>, fate voi. o in un romanzo di sciascia, fate un po&#8217; voi.</p>
<p>io son mai stato allo zoo e son no uno psicologo, però mi di piacerebbe, mi di piacerebbe di sapere come funziona il reclutamento di certe sottospecii (o generii, non so ben&#8217; la tassonomia) di uomini, in certe aziende private.<br />
chissà se li scelgono che dormono la notte, anche se sanno di appartenere a un corpo che uccide la libera espressione e la cultura. chissà se li scelgono che ci credono davvero o se la notte poi non solo dormono beati ma anche sghignazzano, nel sonno. chissà se davvero vivono in cantine buie e maleodoranti. chissà se davvero, come mi è stato riferito, questi omìni obsoleti appartenenti a un mondo in estinzione, non capiscono davvero un cazzo di bellezza e arte e autori.</p>
<p>non so.<br />
io so solo che questa <em>siae</em>, direbbero in una serie statunitense, <em>is a pain in the ass</em>. tipo l&#8217;emorroide.</p>
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		<title>Sabotage aderisce a &#8220;Innamorati della cultura&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Feb 2009 10:41:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Catalano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pezzi]]></category>

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		<description><![CDATA[Quest&#8217;oggi è il giorno degli innamorati e vabè.
Ma più importante è dire che a Torino dalla mattina fino a notte inoltrata in un sacco di posti: teatri, bar, cinema, musei, biblioteche, pub, piazze e strade e per fortuna c&#8217;è il sole, in un sacco di posti, dicevo, artisti torinesi e non, aderiscono a questo evento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quest&#8217;oggi è il giorno degli innamorati e vabè.<br />
Ma più importante è dire che a Torino dalla mattina fino a notte inoltrata in un sacco di posti: teatri, bar, cinema, musei, biblioteche, pub, piazze e strade e per fortuna c&#8217;è il sole, in un sacco di posti, dicevo, artisti torinesi e non, aderiscono a questo evento che parla dell&#8217;amore per la cultura e del fatto che chi di dovere anno dopo anno dopo anno, e quest&#8217;anno in maniera drasticamente della madonna, taglia i fondi alla cultura, appunto, e chi ci lavora, nella cultura, diventa sempre più dura, sempre più dura.<br />
E non va bene.</p>
<p><a href="http://www.abicidi.it/?ida=472">Qui</a> il programma completo</p>
<p><strong>MANIFESTO</strong></p>
<p>Un quartiere fatto di case e qualche servizio essenziale (scuola, uffici anagrafici), si chiama &#8220;quartiere dormitorio&#8221;. Ciò che trasforma un luogo in cui &#8220;si dorme&#8221; in un luogo in cui &#8220;si vive&#8221; è la condivisione di un patrimonio culturale: questo hanno capito tutte le civiltà, dagli antichi greci ad oggi. In questo periodo di grandi difficoltà finanziarie la cultura sembra un bene superfluo, ma difendere la cultura significa difendere la nostra identità e riconoscere la nostra storia come esseri umani. Tutte le società, in tutti i tempi, hanno avuto bisogno di luoghi, di idee, di rappresentazioni artistiche che li rendessero cittadini consapevoli di appartenere ad una comunità. Mantenere viva la cultura in tempo di crisi è il segno di una società che non si arrende all&#8217;abbrutimento, che coltiva il legame tra i cittadini, che offre a tutti strumenti per comprendere il presente e progettare il futuro. In secondo luogo la cultura significa posti di lavoro. Dietro una mostra, uno spettacolo, un museo, un convegno o una pubblicazione non ci sono soltanto artisti o intellettuali più o meno noti: ci sono organizzatori, maschere, addetti alle pulizie e alle biglietterie, attrezzisti, bibliotecari, ricercatori, e molte altre figure professionali.</p>
<p>&#8220;Tagliare sulla cultura&#8221; significa anche &#8220;tagliare&#8221; posti di lavoro. In terzo luogo la cultura costa poco, neanche l&#8217;1% del bilancio nazionale e di quelli locali. Per questo abbiamo pensato di dedicare una giornata, il 14 febbraio, a mettere in luce il nostro lavoro per farne conoscere la quantità e la qualità: fondazioni, associazioni, cinema, gallerie, musei, biblioteche, teatri, orchestre per tutta la giornata saranno aperte e attive con un ampio programma di manifestazioni. Vi invitiamo a partecipare alla giornata testimoniando con la vostra presenza e con una vostra firma nei punti di raccolta, che la cultura è un pezzo importante della vostra esistenza, così come la salute, la scuola e gli altri servizi che regolano la vita delle nostre città. Senza il nostro libro preferito, senza il film che ci ha fatto piangere, senza la canzone che ci ha fatto innamorare saremmo tutti un po&#8217; più tristi e un po&#8217; più soli.</p>
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		<title>Ho anche mangiato i carciofi alla giudia - Cronaca di viaggi poetici</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Feb 2009 16:21:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Catalano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Vita da poeta]]></category>

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		<description><![CDATA[Il fine settimana scorso è scorso in viaggio poetico esistenziale. Esistenziale perché io esisto di più non quando scrivo ma quando leggo le poesie davanti alle persone e per farlo io mi sposto nello spazio e dunque anche nel tempo. Dal giovedì alla domenica con mezzi vari sono esistito, mi son spostato, sono invecchiato. Quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il fine settimana scorso è scorso in viaggio poetico esistenziale. Esistenziale perché io esisto di più non quando scrivo ma quando leggo le poesie davanti alle persone e per farlo io mi sposto nello spazio e dunque anche nel tempo. Dal giovedì alla domenica con mezzi vari sono esistito, mi son spostato, sono invecchiato. Quando sarò morto io non potrò più usare la mia voce per leggere le mie cose in giro dunque non esisterò più.<span id="more-224"></span></p>
<p>Il fine settimana scorso è iniziato giovedì sera al Kalimba, locale di Torino carino lui e carine le sue gestrici. Il Kalimba si sviluppa nel sottoterra in una serie di piccole grotte, l’ultima delle quali preposta alle esibizioni varie. Avevo un muco notevole e male di gola dunque grazie all’amico poeta bravuomo ho portato il taxi giallo che è un amplificatore di quelli da baskeristi con la pila dentro e avevo il microfono e l’asta. Non li ho usati anche se avevo il male di gola perché la grotta del Kalimba era piccola e confortevole e poi il mio nuovo  medico preferito di nome Marco mi ha portato in omaggio le acque termali in boccetta e spruzzatore di Sirmione che son cose che ti aprono il cuore oltre che le vie respiratorie. Ero solo a leggere le mie poesie, senza musici, né, purtroppo, ballerine, ma c’era un bel po’ di gente, che la cavernetta era zeppa in ogni ordine di posto e anche per terra che quando le persone si siedono per terra a me piace, a me piace sedermi per terra. Ma io ero in piedi e ho letto le poesie e la gente ascoltava ed era tanta e sconosciuta in buona parte o forse io avrei dovuto conoscerla ma ho un problema grave di memoria e poi la cosa bella nel bello generale è che le persone, io mi sono accorto, alcune poesie mie le conoscevano, io avevo la percezione che le conoscessero, non dico tutte ma alcune, diciamo quelle più vecchie e questa è una cosa che ti dà da pensare ti dà da pensare pensieri positivi di bellezza infatti qualche settimana fa Beppe Rosso me lo disse, mi disse guarda che ho notato che le persone facenti parte del pubblico folto e contento - si era col Gattico e la Suzuki al Basaglia per Sbronzi all’Alba - guarda che ho notato, mi disse il Beppe, sapevano le tue poesie e questa è una cosa bella. E io infatti gli risposi che sì era una cosa bella e buona e giusta e la cosa mi rendeva e mi rende e mi renderà felice perché mi sento come Robinuilliam mi sento che è come con le canzoni ma queste son mica canzoni, son poesie anche se poi sul discorso di cosa siano veramente queste cose si potrebbe aprire un gustosissimo dibattito ma secondo me sono poesie.<br />
Poi è arrivata anche la signora Siae che qui a Torino la signora Siae non se ne perde uno dei miei ridding che devo piacerle un casino alla signora Siae che viene sempre a vedermi e io sono onorato e insomma ha creato come sempre un po’ di scompiglio la signora Siae ma poi è finito tutto a tarallucci e birra.<br />
E la serata al Kalimba è ben scivolata via e poi è giunto il Venerdì.</p>
<p>Il Venerdì alla volta della lontana Genova. Col vecchio Sirianni in automobile. Lui guida io canto le canzoni nel tragitto. Per la terza puntata del Grande Fresco alla Claque del Teatro della Tosse, in pieno centro storico, signori, tra i vicoli di Genova. E ho visto il mio primo topo genovese di cui tanto sentii parlare. Era piccolo però. Piccolo e tondo. Probabilmente una topa. Rosicchiava qualcosa tra i ciottoli del vicolo e io mi sono avvicinato senza paura che era troppo tonda e piccola per fare paura e coraggiosa per di più che avrei potuto tirarle la coda che lei mica si spostava, rosicchiava la topa tonda. Ma non glie l’ho tirata la coda perché non mi sembrava carino romperle le palle alle tre di notte mentre faceva la sua merenda notturna.<br />
E lo spettacolo alla Claque è andato gran bene, il migliore dei tre. Parecchia gente malgrado il biglietto a dodici euri e la presenza incommensurabilmente gradita del polistrumentista Edmondo Romano, maestro di tutti i flauti del mondo che mi ha pure tenuto una breve lezione tecnico-storica sui flauti irlandesi che è un gran gran bel trip. E poi c’era Enrique Balbontin, uno dei pochi cabarettisti viventi che riesca a farmi ridere.<br />
E si è partiti direzione Torino mica presto che uno se è a Genova lo sente come imperativo di farsi un giro nei tanti locali, localini e localacci di Genova notturna a degustare i prodotti tipici e incontrare persone che ti raccontano storie della città e dei suoi personaggi che tu non sai se siano tutte vere ma sono spesso e volentieri piuttosto meravigliose e poi, vabè, lo ammetto, sì è bevuto un poco.<br />
E poi dicevo, si è partiti direzione Torino col vecchio Sirianni alla guida che mi chiede perché non ti prendi la patente e io che gli rispondo perché ci ho una gamba di legno e poi io finalmente capisco cos’è un banco di nebbia.<br />
Tu stai viaggiando a velocità moderata sull’autostrada Genova-Torino chiacchierando amabile col Sirianni se sei me, con me se sei Sirianni quando vedi un muro bianco che ti viene addosso a velocità assai meno moderata. A quel punto inizi a sentire una validissima collezione di bestemmie da parte dell’autista, ed entri in una dimensione di lattiginosità al bianco assoluto. Trenta metri di visibilità che trenta metri sembran tanti ma mica. Che poi eravamo pure un po’ stanchi. E ci siam fermati all’autogrill e il Sirianni mi ha detto tu adesso vatti a prendere un panino per te e un caffè per me che prima, in effetti, avevo espersso un mio piccolo desiderio di fame e mentre uscivo dall’abitacolo con uno sbalzo di temperatura di circa quattordici gradi vedevo il mio socio abbassare lo schienale della poltrona per sprofondare a tempo di gran record in un sonno profondo.<br />
E gli autogrill di notte a me mi mettono il buon umore. Ero solo con la signora che mi ha scaldato il panino con la cotoletta di pollo che è il mio preferito e l’ho mangiato anche piuttosto veloce in quanto affamato e intanto guardavo alle luci di neon tutti i meravigliosi gadgets che tu puoi trovare nell’autogrill e poi ho portato il caffè al Sirianni dormiente e lui si è svegliato lo ha bevuto e si è riaddormentato e io ho abbassato il mio schienale e ho dormito.<br />
Mezz’ora dopo si era in strada di nuovo e si arrivava in Torino alle sei del mattino stanchi ma felici nonché illesi malgrado i muri bianchi costellanti la strada.</p>
<p>E non era finita lì ché alle due prendevo un treno per il Nord Est d’Italia per l’appuntamento con il potente Mauro Gasparini con il quale noi si ha un progetto di doppio ridding ad incastro dissincronico costituito dal suo monologo e le mie poesie. Titolo della faccenda: Una motosega per Brandon Sclero. Eravamo in un auditorium non proprio in Padova centro ma in località Altichiero e mentre aspettavamo che il pubblico entrasse si stava nascosti dietro le tende e io vedevo entrare le persone ed era un pubblico di rara mistezza. Pubblico misto. Non facile signori. Settuagenari e oltre, giovani e anche qualche bambino che io dei bambini ci ho una paura boia per la questione che uso spesso e volentieri le cosiddette parolacce o parole sconce che in realtà i bambini si scassano ma il problema son i genitori. Un po’ come i cani che cagano sul marciapiede. Mica colpa loro no?<br />
Comunque per stemperare la tensione, dietro le tende ho iniziato a cantare a nastro la mia nuova canzone-mantra “Mister Panino” che fa più o meno così:<br />
Mister Panino, Mister Panino, Mister Panino, Mister Panino, Mister Panino, Mister Paninoooo, Mister Panino, Mi-i-ster-Panino (e alla via così).<br />
Va cantata sulla musica della canzone di Eugenio Finardi quella che parla della radio che ti libera la mente.<br />
E non lo so se al Gasparini la cosa lo rilassasse. Temo di no. A me sì.<br />
E poi ci siam lanciati come un sol uomo sul palco io armato di gelato e poesie, il Gaspa d’archetto e monologo brandoniano e abbiamo fatto il nostro bel dovere. Io mi sono inserito con un set di poesie d’amore intenso dopo la sua prima parte che si concludeva con la bellissima storia di Amelia e poi ancora lui e poi ancora io a raccontare storie con il pubblico che all’inizio non so se capiva cosa stava succedendo ma poi sì. Poi l’ha capito e ci ha fatto l’applausone finale, quello che devi uscire dalle tende tre volte a ringraziare e a inchinarti. E poi tutti a mangiar la pizza. Sotto la neve.</p>
<p>Infine eccomi sul treno per Roma. Stanco, felice e anche con qualche soldo in saccoccia che non guasta.<br />
Per il finale migliore che potessi desiderare. Andare a trovare bella ragazza mia nella capitale. Ad esistere anche in quell’altro modo, quello che c’è un uomo e una donna che si guardano, si dicono si fanno.<br />
Ho anche mangiato i carciofi alla giudia.</p>
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		<title>&#8216; ne posso più</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 08:56:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bravuomo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[&#8216; ne posso più
lo so
lo so ch&#8217;è brutto, a dirsi, a sentirsi, brutto a pensarsi, è brutto,
è effettivamente brutto, è definitivamente brutto, è oggettivamente brutto
ma devo dirlo.
lo dico?
lo dico.
dìcolo.
io &#8216; ne posso più
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8216; ne posso più<br />
lo so<br />
lo so ch&#8217;è brutto, a dirsi, a sentirsi, brutto a pensarsi, è brutto,<br />
è effettivamente brutto, è definitivamente brutto, è oggettivamente brutto<br />
ma devo dirlo.<br />
lo dico?<br />
lo dico.<br />
dìcolo.</p>
<p>io &#8216; ne posso più<br />
di spettacoli, di serate, di teatro danza, di teatro singolo, di danza singolo, di attori, di attrici, di registi, di registoni, di primedonne, di secondiuomini, di scrittori, di poeti,<span id="more-210"></span> di editori, di aspiranti, di lacché, di leccaculi, di giochi di potere, di vanesie, di vanesii, di poetry slams organizzati col culo, di master mc del cazzo, di presentatori incapaci, di chi vuol fare il simpatico a tutti i costi, di ubriaconi della domenica, di gente che non si lava e non si cambia i vestiti, di fammi amico su facebook, di pompinari, di chi fa i pompini agli amici per farsi pubblicare un libricino, di chi decide chi è pompinaro e chi no, di chi si fa la piccola guerra tra poveracci, di chi si crede di essere, da chi si crede di non essere, di non trovar posto a sedere, di cedere il posto a sedere, di aver paura di parlare a voce troppo alta, di suocere, di gente che fa televisione, della televisione, di questo paese, della televisione in questo paese, di guerre, di battute spiritose, di spiritosoni, di vino la sera una bottiglia da settantacinque, di racconti di bukowski, di scrittori che si suicidano, di circolo dei lettori che se non hai la tessera <em>entusiasmo </em>venti euro ti buttano fuori, anzi, no&#8217; ti fanno entrare proprio, di puttane e giornalai, di testi di canzoni di basso livello, di de andrè, ne posso più anche di de andrè, sarò impopolare, ma io ne posso più anche di questo continuo essere tirato per il bavero della maglietta della salute lana fuori cotone dove minchia ne so, ne posso più del rigido inverno, dei telegiornali fasulli inventati che manco orwell, che orwell si rigira nella tomba, di grande fratello, che orwell si rigira nella tomba talmente velocemente che praticamente è una trivella incazzata e fetusa che starà trivellando la manica dalla sua <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:GeorgeOrwellGrave.jpg">tomba di londra</a>, fin sotto la manica, un altro tunnel, fino a cinecittà, trivellando incazzato per punire il vuoto pneumatico, che poi ieri era pure l&#8217;anniversario della morte sua,<br />
e ne posso più di fare la fila, della posta, alla posta, dell&#8217;elettronica, della posta elettronica, della burocrazia paralizzante, degli incompetenti figli di puttana, di chi non sa che cazzo sono i <em>feed rss</em>, di chi pensa che internet è il male, da chi pensa che il male è dentro in ognuno di noi, di chi scrive i testi delle canzoni per bambini, di chi non sa chi è <em>morrisey</em>, di chi non scopa, di chi scopa tutte le sere, di chi ha mai scopato, dei bamboccioni, dei ministri, delle puttane travestite, del porno, di youporn.com, di tube8.com, delle seghe, del mondo occidentale, delle religioni monoteistiche, delle intromissioni del vaticano, di fazio e della littizzetto e di maurizio milani, delle stronzate, della birra, della pancia gonfia, del vaticano, di vomitare, dei racconti brevi, dei racconti lunghi, delle sceneggiature, delle sceneggiate, delle soap opera, delle saponette nel culo, di mangiare male, di mangiare tanto, delle puzzette, dei matti, dei mezzi matti, dei matti a intermittenza, degli organizzatori di eventi di poesia, dei ladri di biciclette, dei registoni l&#8217;ho già detto, delle libere associazioni, delle tessere arci, degli israeliani, dei capelli finti dei presidenti, degli stronzi, di blob, dei blog, di scrivere menate solo perché non ci si può permettere di entrare in trattamento, in analisi, degli analisti, del sesso non anale, del periodo fetale, delle gravidanze indesiderate, del desiderio di paternità, del desiderio di una bella ragazza, dei tre desideri del genio di turno, dei geni, dei genii, dei rottinculo, dei cantanti, dei cantanti con la frangetta, dei cantautori, degli autori, dei musicisti perfezionisti isterici, dei dj, dei vj, dei filmmaker, degli operatori di ripresa, dei lavori a tempo pieno, dei lavoratori autonomi, dei commercialisti, degli avvocati figli di avvocati, dei medicinali, dei chirurghi plastici, dei guardoni, degli spioni, dei giocatori di poker texano, dello spam, dello scat, della pazienza,<br />
delle pizze messe in forno la notte e lasciate bruciare a disco nero di carbone e il fumo che esce e la casa ancora un po&#8217; e ci morivo dentro bruciato come una formica dentro un formicaio in fiamme e bon.</p>
<p>va ben&#8217;, il pigiama di flanella ce l&#8217;ho dietro, lo spazzolino mi serve no, son pronto per il ricovero.</p>
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		<title>La stanza degli scrittori</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 01:39:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Racca</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Vita da poeta]]></category>

		<category><![CDATA[poesia]]></category>

		<category><![CDATA[poeti]]></category>

		<category><![CDATA[scrittori]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi trovo in questi giorni immersa in un posto pieno zeppo di scrittori e aspiranti scrittori.
Che poi non è la distinzione giusta da fare. Anzi non c&#8217;è proprio distinzione giusta da fare. Per quanto mi riguarda esistono i due buoni vecchi termini dell&#8217; &#8220;essere scrittore&#8221; e del &#8220;fare lo scrittore&#8221;, che son due cose che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi trovo in questi giorni immersa in un posto pieno zeppo di scrittori e aspiranti scrittori.</p>
<p>Che poi non è la distinzione giusta da fare. Anzi non c&#8217;è proprio distinzione giusta da fare. Per quanto mi riguarda esistono i due buoni vecchi termini dell&#8217; &#8220;essere scrittore&#8221; e del &#8220;fare lo scrittore&#8221;, che son due cose che giunti a una certa età (diversa per tutti, ma che viene per tutti e che coincide con un adeguato livello di maturazione dell&#8217;&#8221;essere scrittore&#8221;) debbono coincidere e convivere, pena la dannazione dello scrittore e il mancato raggiungimento del suo posto nella società. Non ha senso, per quanto mi riguarda, essere scrittore ma non fare lo scrittore, come non ha senso, è evidente, il contrario.</p>
<p>Comunque non volevo dire questo. </p>
<p>Volevo dire che sono immersa negli scrittori e che ogni volta che, da scrittrice, sono immersa fra gli scrittori ho la stessa identica sensazione. Sensazione che poi ti passa quando dal gruppo degli scrittori inizi a conoscere Piero, Angela, Maria  e via dicendo. Sensazione che però un po&#8217; rimane quando in una stanza ci sono due scrittori a meno che, oltre a essere scrittori che si conoscono, siano anche amici.</p>
<p>Così, sperando che questa stanza di scrittori mi dia un po&#8217; meno questa sensazione di &#8220;stanza di scrittori&#8221;, ma mi riveli qualche Angela, Dario, Franco e Ciccio di cui riconoscere un certo modo di toccarsi i capelli, di cui sapere la storia e le opinioni sulle cose più varie (a Maria piace la birra rossa? Franco parla sempre del fratello maggiore? Con Ciccio è piuttosto bello giocare a sfottersi), in attesa di questo mi è venuta in mente una canzone di De Gregori. E&#8217; una canzone che parla proprio di quella sensazione di &#8220;stanza di scrittori&#8221;, è riferita ai poeti, ma secondo me riferibile agli scrittori tutti.</p>
<pre></pre>
<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal">POETI PER L&#8217;ESTATE</p>
<p class="MsoNormal">Vanno a due a due i poeti verso chissà che luna</p>
<p class="MsoNormal">amano molte cose, forse nessuna.</p>
<p class="MsoNormal">Alcuni sono ipocriti e gelosi come gatti,</p>
<p class="MsoNormal">scrivono versi apocrifi, faticosi e sciatti.</p>
<p class="MsoNormal">Sognano di vittorie e premi letterari</p>
<p class="MsoNormal">pugnalano alle spalle gli amici più cari.</p>
<p class="MsoNormal">Quando ne vedono uno ubriaco in un fosso,</p>
<p class="MsoNormal">per salvargli la vita, gli tirano addosso.</p>
<p class="MsoNormal">Però quando si impegnano lo fanno veramente,</p>
<p class="MsoNormal">convinti come sono di servire alla gente.</p>
<p class="MsoNormal">E firmano grandi appelli per la guerra e la fame,</p>
<p class="MsoNormal">vecchi mosconi ipocriti, vecchie puttane.</p>
<p class="MsoNormal">Vanno a due a due i poeti e poi ritornano quasi sempre,</p>
<p class="MsoNormal">come gli alberi di Natale quando arriva dicembre.</p>
<p class="MsoNormal">Si specchiano nelle vetrine dentro ai loro successi,</p>
<p class="MsoNormal">poveri poeti soliti, quasi sempre gli stessi.</p>
<p class="MsoNormal">Però l&#8217;avvenimento, il più sensazionale</p>
<p class="MsoNormal">e quando in televisione te li vedi arrivare,</p>
<p class="MsoNormal">profetici e poetici, sportivi ed eleganti</p>
<p class="MsoNormal">pubblicare loro stessi come fanno i cantanti.</p>
<p class="MsoNormal">Vanno a due a due i poeti, traversano le nostre stagioni</p>
<p class="MsoNormal">e passano poeti brutti e poeti buoni.</p>
<p class="MsoNormal">Ma quando fra tanti poeti ne trovi uno vero,</p>
<p class="MsoNormal">è come partire lontano, come viaggiare davvero.</p>
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		<title>evidenza</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 10:39:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Catalano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[puttane e grandi poeti dovrebbero
evitarsi:
le loro professioni sono pericolosamente
simili:
dall&#8217;Impero romano
all&#8217;era atomica
c&#8217;è stato circa lo stesso
numero di puttane e di
poeti
con le autorità che continuamente
cercano di bandire
le prime
e di ignorare i secondi
- il che spiega
quanto sia
veramente
pericolosa
la poesia
C. Bukowski
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>puttane e grandi poeti dovrebbero<br />
evitarsi:<br />
le loro professioni sono pericolosamente<br />
simili:<br />
dall&#8217;Impero romano<br />
all&#8217;era atomica<br />
c&#8217;è stato circa lo stesso<br />
numero di puttane e di<br />
poeti<br />
con le autorità che continuamente<br />
cercano di bandire<br />
le prime<br />
e di ignorare i secondi<br />
- il che spiega<br />
quanto sia<br />
veramente<br />
pericolosa<br />
la poesia</p>
<p><em>C. Bukowski</em></p>
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