02
Gen
2009

Lui è uno spostato

Andando in giro a fare reading capita di incontrare persone interssanti.

Qualche tempo fa sono stata alla Libreria Claudiana di Torre Pellice.

Fra il pubblico c’era un omone grande e grosso e in mano aveva un quaderno.

Alla fine del reading si è messo a scarabocchiare qualcosa, poi è venuto da me e mi ha detto di essere un poeta, di essere uno spostato e mi ha chiesto se volevo fare cambio: il mio libro in cambio del suo.

Ho detto sì e ho fatto bene.

Il libro che ho guadagnato con questo baratto è bellissimo (IO SONO UNO SPOSTATO - PSICHIATRICAmente poesia - Edizioni Sensibili alle foglie) e bellissimo è stato l’incontro con questo omone che di nome fa Mario Calcagno e che è uno spostato, sì, ma spostato in un modo meraviglioso.

Lui non ha il telefono, non ha un indirizzo e-mail e se volete contattarlo dovete scrivere lettere e usare la cara vecchia posta.

Qualche tempo fa un amico mi ha detto che ci sono cose la cui bellezza sta anche nel fatto che non sono disponibili ovunque, che vanno e cercate e godute lì dove sono.

Allora buona ricerca!

 

SONO UN IMBELLE

Sono un IMBELLE

per difendermi basta

la mia pelle e se

mi da “dell’imbecille”

“sfodero” il senso

etimologico del termine.

(Mario Calcagno, Torre Pellice, 31/10/2007)

12
Dic
2008

Iersera

Iersera io e il prode Bravuomo siamo stati a Spazzi a leggere insieme. E’ stata una serata iniziata con l’idea “tu leggi un po’ dei tuoi pezzi, io leggo un po’ dei miei”, ma è finita in gara. Una gara fra me e Bravuomo a colpi di poesie. Ammetto che ha vinto il Bravuomo, ché a me, quando il pubblico è sotto alle 15 persone, mi viene lo scoramento e la superinsicurezza (cercate sui manuali di pissicologia: ne trovate la definizione) e implodo un po’. Chiedo scusa a chi c’era, che son contenta che c’era, ma ciò le mie pecche. Ecco. L’ho confessato. Anche se non si fa.

Comunque è stato divertente. Poi ho pensato una cosa, che avevo già pensato, ma poi avevo dimenticato di averlo pensato…

Insomma ho ri-pensato che per gareggiare ci vogliono le poesie da slam poetry. Non puoi gareggiare con tutte le poesie, solo alcune vanno bene. Allora qua sotto ci metto una poesia, che ho scritto proprio dopo uno slam, per dare l’idea di cosa voglio dire.

E la prossima volta che gareggiamo, Bravuomo, mi porto l’artiglieria pesante!

LEGENDA PER LA POESIA

A) Lo slam di cui parlo, si teneva al Cantiere di Milano, un centro sociale che sta in una vecchia casa tutta ridipinta e colorata, di fronte alla sede tutta di vetro del Sole 24 ore.

B) G.C. è Guido Catalano

C) L’amico che ha fatto la battuta da maschi è Arsenio Bravuomo

D) Sì, questa è una poesia auto-Sabotage-referenziale

 

Bukowski è un poeta da slam. 

Sono andata allo slam
che si dice slem. 

Bello lo slem
c’erano due palazzi
uno tutto di vetro bellissimo
uno tutto di mattoni coloratissimo
un tizio ha guardato il vetro
e ha detto
“se a uno gli fanno un pompino
si vede tutto”.
Io gli detto
“Hai appena fatto una battuta da maschi”
mi ha detto
“No, è che mi piace Bukowski”
io ho detto, “Che c’entra,
pure a me, Bukowski piace pure a me”.
E lui: “Infatti sei molto maschio”. 

Caro, 8 centimetri di tacco ce li ho già
ma a 10 ci posso arrivare
10 centimetri di tacco me li compero
e poi
vediamo chi è maschio. 

Ma non siamo entrati,
non dentro il palazzo di vetro,
dentro quello di mattoni,
io speravo che dentro i mattoni
trovavamo qualcuno che faceva un pompino
così, solo per spirito
di contraddizione col vetro.
Ma non c’era
e se c’era io non l’ho saputo. 

Comunque è iniziato
lo slam
c’era gente con nomi e
cognomi che mi facevano paura
roba esotica
da blogosfera
da telefilm
il mio nome, me l’hanno scelto
la mamma e il papà
il mio cognome è cacofonico
fa rima con cacca
si può storpiare in racchia.
Infatti me l’hanno storpiato.
Ho letto la prima poesia.
Ho letto la seconda poesia.
Siamo rimasti in quattro
avevo una terribile voglia di vincere
anche se non si vinceva nulla
avevo una terribile voglia di vincere la vittoria
avevo una profonda voglia di vincere e basta.
Avevo.
Ma ha vinto G.C. 

Dopo aver vinto, G.C. vendeva i libri suoi
Dopo aver perso, io compravo quelli degli altri
e poi me ne andavo in giro
e pensavo
pensavo: E se per esempio Carver veniva allo slem
che faceva? Vinceva?
No, Carver perdeva,
allo slem non vanno cose tristi
e se veniva la Szymborska?
Fuori. Troppo cerebrale.
E Anne Sexton?
Eliminata, troppo viscerale.
E la Merini?
Sì al primo turno,
no al secondo.
Troppo corta.
Ungaretti?
Non si notava neppure.
Montale?
Troppe metafore.
Patrizia? Patrizia Cavalli?
Uppercarità,
allo slem non va se sei troppo epigrafico.
Whitman una tragedia.
Sylvia Plath troppo suicida.
Dante? 

Mi hanno fermata
su Dante
qualcuno voleva il mio numero di telefono
qualcuno mi ha registrata come Alessandra Femminista
No: Racca per favore
mio papà ci tiene. 

Non so, poi ho fissato la gente
che ondeggiava
con i pezzi di giuria
pure loro ondeggianti
e sbronzi
e mi è venuto un senso
un senso di rivolta allo slem:
ma scusate,
mi avete eliminato Carver
la Szymborska
La Cavalli
La Merini
La Plath
Anne Sexton
Montale
Ungaretti
E se vi capitava per le mani, pure Dante.
Ma che roba è?
A me non mi piace mica
sto slem.
E poi penso a lui,
penso: e Bukowski?
Bukowski sì,
cioè no
Bukowski non lo eliminavano
allo slam
Bukowski vinceva
Bukowski sì
E sapete perché
Perché Bukowski lo è
Perché Bukowski è un poeta da slam. 

Meno male
Meno male che è morto
Così magari alla prossima
Vinco io.

02
Dic
2008

Dialogo fra alessandra racca e la signora dei calzini

La Signora dei calzini (venditrice di calzini al mercato) e Alessandra Racca si sono incontrate in gran segreto, un giorno, in Piazza Madama Cristina, a Torino. Non si erano mai incontrate prima. Questa è una registrazione segreta, rubata all’incontro…

 

Signora dei calzini: Ciao, mi dicono che tu sei l’autrice di questo libro intitolato “Nostra signora dei calzini”.

Alessandra Racca: Cara Signora, son io, sì.

Signora dei calzini: perché un libro dedicato a una signora che vende i calzini?

Alessandra Racca: perché i calzini sono molto importanti. E anche le signore.

Signora dei calzini: sei una signora?

Alessandra Racca: non fare domande troppo personali.

Signora dei calzini: soffri di freddo ai piedi?

Alessandra Racca: sì, anche. Ma soffro molto di perdita dei calzini.

Signora dei calzini: ne perdi molti all’anno?

Alessandra Racca: come minimo due in ogni stagione.

Signora dei calzini: e cosa fai quando perdi i calzini?

Alessandra Racca: un tempo mi agitavo come una pazza e rovistavo ovunque per casa, gridando: “Ma dove diavolo finiscono, ma dove diavolo finiscono?”.  Poi, quando mia madre mi mostrava un calzino spaiato e mi diceva: “Questo lo devi buttare, è rimasto solo da troppo tempo!!”, mi gettavo in ginocchio e la supplicavo: “Noooo! Come puoi essere così crudele?”. Oggi non è più così: se perdo un calzino, scrivo una poesia.

Signora dei calzini: cosa c’entrano le poesie con i calzini?

Alessandra Racca: le mie poesie spesso hanno i piedi per terra.

Signora dei calzini: però mi dicono che quando leggi le tue poesie in pubblico, i calzini, li appendi in aria…

Alessandra Racca: mica solo i calzini… anche altre cose: oggetti e pensieri. Oggetti e pensieri è bene che se ne stiano in aria, ogni tanto. Se stanno sempre piantati lì in terra si prendono troppo sul serio…

Signora dei calzini: …capisco i pensieri, ma che c’entrano gli oggetti con le poesie?

Alessandra Racca: non si perdono certo solo i calzini…

Signora dei calzini: quindi il tuo è un libro sulle cose che si perdono?

Alessandra Racca: direi in larga parte… ma anche sulle cose che si trovano per caso.

Signora dei calzini: che genere di cose?

Alessandra Racca: pensieri, oggetti e altre cianfrusaglie… soprattutto di tipo amoroso.

Signora dei calzini: dunque scrivi molto d’amore.

Alessandra Racca: e ne vado fiera. Ti dirò di più, scrivo parecchio anche di robe erotiche…

Signora dei calzini: …anche di calze a rete? Ne ho alcune nuove bellissime che potresti comperare…

Alessandra Racca: no… mi spiace. Quelle mi fan venire il prurito.

Signora dei calzini: Peccato. Comunque volevo dirti che secondo me i poeti di solito scrivono di cose tristi. Scrivi di cose tristi?

Alessandra Racca: di solito scrivo allegramente di cose tristi, però a volte scrivo tristemente di cose allegre. Dipende.

Signora dei calzini: scrivi mai tristemente di cose tristi e allegramente di cose allegre?

Alessandra Racca: capita, ma cerco di evitare.

Signora dei calzini: perché hai intitolato il libro Nostra signora dei calzini? Di chi altro è la Signora dei calzini?

Alessandra Racca: secondo me la Signora dei calzini non è mica solo mia. È nostra. Tutti perdono cose.

Signora dei calzini: ti devo confessare una cosa. Mi spiace, ma non ho mai perso un calzino in vita mia.

Alessandra Racca: Ci mancherebbe, sei la Signora dei calzini. Di questo parlerà il mio prossimo libro. Per ora non dirlo a nessuno. Che prima è necessario vendere questo.

Signora dei calzini: Dove lo venderai?

Alessandra Racca: Lo venderò durante i miei readings. Posso venire a venderlo al tuo banchetto al mercato?

Signora dei calzini: Vediamo. Ci devo pensare su. Prima dobbiamo chiarire una cosa: perché ti fai chiamare Signora dei calzini? Perché mi hai rubato il nome?

Alessandra Racca: Non sono io che te l’ho rubato, sei tu che lo hai perso.

Signora dei calzini: Caspita… è vero… ne avevo due e adesso ne ho solo più uno… non me n’ero accorta…quindi tu sei…

Alessandra Racca: …!

Signora dei calzini: ci siamo ritrovate!

Alessandra Racca: Evviva!

 

A questo punto la Signora dei calzini e Alessandra Racca, inaspettatamente, si abbracciano e decidono che resteranno insieme per un po’. Non ne nasce un amore saffico, ma un sodalizio poetico-calzinoso. La forza dell’evento è tale che le leggi della natura si invertono: le due vengono risucchiate all’interno del libro e lì… solo chi avrà il libro saprà.

 

 

29
Nov
2008

Nostra Signora dei Calzini c’è

E’ quasi Natale e siete tutti più buoni!
Ma soprattutto è uscito “Nostra Signora dei Calzini”, il libro di poesie della Signora dei Calzini.
Un libro che i vostri cari ameranno trovare sotto l’albero.
Un libro che amerete leggere ai vostri bambini davanti al fuoco mentre che fuori nevica a manetta e i lupi ululano perchè vorranno entrare anche loro a riscaldarsi e ad ascoltarle.

E venerdì 5 di Dicembre potete venire alla presentazione in anteprima mondiale della Signora alla libreria Massena 28 alle 21.30.

Previù mercoledi 3 in Amantes

26
Nov
2008

Solo Reading in Machè – Cronachetta del giorno dopo

Ier sera ho ridingato nei sotteranei del Machè. Il Machè è un locale a trittico.
Il piano di sopra è ottimo per limonare.
Il piano di mezzo per bere e chiacchierare.
Il piano sotterraneo per leggere le poesie.
C’era molta gente. Molta gente che non sapevo chi era. È molto bello quando viene molta gente che non sapevi chi era. È molto bello perché gli puoi leggere le poesie vecchie senza tema che si annoi troppo perché magari le ha già sentite. Detto questo, io di poesie vecchie ne ho lette poche. Ne ho lette molte di nuove perché alla lunga son io che mi annoio a leggere sempre quelle vecchie. E poi in più, io, il pubblico – lui non lo sa – lo uso come cavia per vedere che effetto gli fa le poesie nuove e che effetto mi fa a me leggere le poesie nuove al pubblico. Sia che sia un pubblico nuovo, sia che sia un pubblico vecchio, sia che sia un pubblico mezzano.

La cosa stranissima e stralunante per me, a leggere le poesie nuove, è che non me le ricordo. Cioè a dire, anche se le ho scritte io – e su questo non ho dubbio alcuno – a dire cioè che intanto che le leggo, non mi ricordo come continuano. È come che non le avessi scritte io. Questa cosa strana che io chiamo “Sindrome di dimenticanza delle poesie che ho scritto ma non me le ricordo” (S.D.D.D.P.C.H.S.M.N.M.L.R.), mi genera un effetto di stranezza.
Intanto che leggo mi dico: “minchia ma chemminchia di robe ho scritto?” Infatti alle volte lo dico anche a voce al pubblico ma lui spesso non sente perché magari applaude e io comunque lo sussurro.
Secondo me è come i sogni. Solo che i sogni non li puoi registrare e rivedere. Le poesie sì.
Poi succede anche che questa sindrome faccia sì che io queste poesie nuove non le legga benissimo. Perché intanto che leggo penso. “ma come minchia andrà a finire sta storia?”. Insomma mi sconcentro un poco e insomma l’interpretazione va un po’ a puttane, come si suole dire.

In più, se c’hai Federico Sirianni attaccato all’orecchio sinistro che ride come un disgraziato, la concentrazione va ancora più in vacca.

Un’altra roba che ti sconcentra quando leggi le poesie nei sotterranei - che la gente è tutta un po’ accalcata - è quando la gente le viene da pisciare e si alza.
Però lì è una roba fisiologica. È una questione di birra e di fisiologia.

Comunque son molto contento.

Nota tecnica: in questo articolo ho dovuto disattivare la correzione automatica “mischia” per “minchia”

25
Nov
2008

Quando tu sali su un palco

Quando tu sali su un palco per leggere le tue poesie davanti a un pubblico, anche se non c’è un palco, anche se c’è il pavimento e tu sei sul pavimento ma ti sembra di essere su un palco, infatti il palco anche se non c’è, c’è, ve lo assicuro, infatti a me personalmente che son tipo alto 1.65, la gente mi dice, me l’ha detto spesso, “tu sembravi molto più alto l’altra sera quando leggevi le tue bellissime meravigliose poesie”.
Ma va? Ma tipo?
Ma tipo anche un metro e settantatrè, mi dice la gente.
Ma anche se non c’era il palco che m’ innalzava?
Anche, mi dice la gente.
Una volta una ragazza mi ha detto che quando mi ha visto la prima volta leggere le poesie, ed ero sul pavimento, non su un palco, mi ha detto che lei credeva che io fossi alto 1.95 e che, infatti, mi voleva invitare a fare un uno-contro-uno a pallacanestro nudi nella sua cameretta che aveva il canestro sopra la porta.
Ma forse mentiva.

Io stasera faccio un reading di poesie dentro una specie di cantina. Lì non c’è il palco. Anzi starò seduto, che se mi alzo sbatto la testa contro una lampada anni settanta molto bella e rischio di fulminarmi.
Da seduto non so se sembro più alto.
Temo di no.

Sta cosa dell’altezza relativa è una roba molto affascinante. Credo sia legata al ruolo di potere. Tipo Rambo è un tappo. Ma lì forse è tutto merito delle comparse basse e della bravura dei cameraman.

Non so.
Io in ogni caso, quando leggo le poesie sono più alto.
E non c’ho manco bisogno di rinforzi nelle scarpe.
Però una volta mi piacerebbe fare una lettura davanti a un pubblico di soli nani.
Ma forse è vietato.

18
Nov
2008

perché faccio lo spogliarello poetico

E’ da giorni che mi frulla questa faccenda in testa.

Da quando una donna, sinceramente interessata a quel che io faccio, mi ha chiesto: “Perchè ti spogli durante i tuoi readings?”

“Perchè sì” non vale?

No.

Ecco son giorni che provo a spiegare questa faccenda: perchè durante i miei reading mi spoglio? Perchè faccio lo spogliarello?

Io, quando ho troppa roba in testa che mi frulla, faccio una lista. Le liste semplificano la vita.

Questa è la lista del perchè mi spoglio in pubblico:

mi spoglio perchè voglio far vedere quel che c’è sotto

mi spoglio perchè mi piace quel che c’è sotto

mi spoglio perché non mi piace quel che c’è sotto ed è meglio mostrare le magagne che nasconderle

mi spoglio il corpo perchè mi spoglio anche con le parole

mi spoglio perchè voglio che quel che ci sia nella mia testa ci sia anche fuori

mi spoglio perchè voglio sentirmi bella

mi spoglio perchè mi sento bella

mi spoglio perchè mi piacciono i brutti ma buoni

mi spoglio perchè i vestiti, presi uno per uno, prendono più attenzione

mi spoglio perchè mi piacciono i vestiti

mi spoglio perchè mi piace sedurre

mi spoglio perchè ho capito che la miglior forma per vincere l’imbarazzo è mostrare il proprio autentico imbarazzo

mi spoglio perchè son timida

mi spoglio perchè ho imparato a giocare ad essere spudorata

mi spoglio per esorcizzare la paura di essere brutta, impaurita, nascosta, imbarazzata

mi spoglio perchè ogni vestito è un personaggio diverso

mi spoglio perchè prima sono vestita: se non mi spogliassi non potrei indossarli tutti, quei vestiti

dunque mi spoglio perchè amo l’abbondanza

mi spoglio perchè amo il mio seno

mi spoglio perchè c’è molta gente che dice come devono essere seduttive le donne: certe cose son stronzate

mi spoglio perchè questo è il mio modo di essere seduttiva

mi spoglio per gioco

mi spoglio per esibizionismo

a volte mi spoglio goffamente

mi piace giocare

mi piace essere buffa

mi spoglio divertendomi

mi spoglio per impastare il mio imbarazzo con quello altrui

mi spoglio per sentirmi meno sola?

mi spoglio per narcisismo

dico che mi spoglio così la gente viene a sentire le poesie

mi spoglio perchè non è così difficile con tanta gente davanti: di fronte a una persona sola a volte si è molto più nudi anche se vestiti

mi spoglio perchè la mia immaginazione mi suggerisce di far così

mi spoglio per mettere un corpo in mezzo alle mie parole

mi spoglio perchè mi piacciono le metafore

mi spoglio per rivestirmi

mi spoglio e non avrei mai pensato che l’avrei fatto

mia nonna faceva la sarta, credo che questo conti

ora mi spoglio per andare a letto

vorrei tanto un pigiama di seta (grigia)

buonanotte

16
Nov
2008

Reading al Pueblo - Cronachetta del giorno dopo

Ieri sera al Pueblo il “Catalano a Solo Reading” è andato parecchio bene. Ma bene parecchio. Da quando al Pueblo hanno tirato giù un muro e hanno scoperto che dietro il muro ci sta una stanza rettangolare con delle panche comode e un bell’impianto voce, fare un reading al Pueblo è diventato proprio un gran piacere.
Fare un reading di un’ora è un lavoro faticoso.
Si suda. Si beve birra per idratarsi e si tenta di non ruttare nel microfono.
Bere birra intanto che leggi poesie è pericoloso. Ti vien da fare i rutti. Ma io ormai son diventato un professionista.
Bevi l’acqua dirai tu. Bevila tu l’acqua che io durante un reading mi devo idratare. (more…)

16
Nov
2008

ché poi io rido

ché io poi rido, ché poi non è che io non rida, va ben’, non è solo quello, c’è il sugo, il sugo c’è, inequivocabilmente c’è, c’è il sugo, c’è un mondo, tutto un mondo, tutto un circo con tutto un tendone, i nani le ballerine gli elefanti e il mago, c’è la magia, c’è il romanticismo sfrenato e tenero che manda fuori le ragazze, c’è una giacchetta nera molto armani e la birra presa all’ultimo secondo appoggiata sul tavolino affianco
ché poi io rido, io, ridere, rido, rido di gusto, rido con fare gustoso, rido esuberante e spontaneo, rido oltraggioso, più che altro in spontaneità, in purezza, e mentre mi parte il conàto di riso io son lì che mi chiedo perchè, mi chiedo perché, io, che ’sta poesia l’ho sentita centoventisei volte, centoventisette, magari centotrentùno, devo aver perso il conto attorno alla novantasette, perché io, com’è che io ancora rido, centotredicesima volta, perché, la so a memoria, la so.
rido. ma non è quello. (more…)

14
Nov
2008

filo sottile ha letto e io c’ero

ieri era il qualcosa di novèmbrio, non è che poi io possa sempre di ricordarmi precisamente le date, e a una ora, una certa, ho preso e mi son recato al locale nomàto “maché” e ho detto mino mi fai una media chiara? mino, ch’è il signore del maché con molti bei capelli, mi ha risposto di sì.
ci siam guardati.
sì.
poi, sì, mi ha dato un bicchiere di vetro pieno di birra fino all’orlo. chiara.

io ho dato un sorso e mi son chiesto: perché sono qui? a parte parlare con mino ch’è sempre un buon parlare, lui è uno concreto e discreto, le due qualità che io preferisco tra varie qualità che non starei qui a elencare per non annoiare.
ah, poi mi è venuto in mente: c’è filo che legge. (more…)